Viene travolta e uccisa da un'auto a 16 anni: assolto il conducente del suv

«La scatola nera dell’auto vale solo come geolocalizzatore Non può essere considerata attendibile per la velocità»

Il processo si giocava tutto sulla velocità a cui viaggiava il suv: 115 chilometri orari, secondo la pubblica accusa, 95 per la difesa, che, pur ammettendo un minimo superamento del limite di 90 chilometri orari stabilito per quel tratto di strada, ridimensionava così di molto la portata dell’eccesso e, in tal modo, anche la possibilità di un nesso causale con l’esito mortale dell’incidente. E cioè con lo schianto avvenuto il 17 marzo 2017, a Sedegliano, e che costò la vita Alma Valentina Acosta Yepez, studentessa di 16 anni al liceo artistico di Cordenons, originaria della Colombia e residente a Pordenone.

Ieri, Nicola Varutti, 50 anni, di Coseano, il conducente del Range Rover con cui la Fiesta con a bordo la giovane si scontrò, è stato assolto dall’ipotesi di reato di omicidio stradale con formula piena.


Il consulente della difesa incaricato di ricostruire la dinamica del sinistro sotto il profilo cinematico aveva dimostrato l’impossibilità di stabilire in 115 chilometri orari la velocità tenuta dall’imputato. E questo perché la cosiddetta “scatola nera” dell’auto – ha sostenuto l’ingegner Giuseppe Monfreda – vale come geolocalizzatore, ma non anche come misuratore assolutamente attendibile dell’andatura del veicolo. L’incidente era stato causato dall’omessa precedenza da parte del conducente della Fiesta, l’allora 23enne Michael Alexander Gomez Tavarez, originario di Santo Domingo, residente a Pordenone e fidanzato della vittima. Nel processo aperto a suo carico, il giovane aveva optato per il patteggiamento, che il gup di Udine aveva applicato in 1 anno e 10 mesi di reclusione (sospesi con la condizionale) nel maggio del 2019.

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