Chiusi e multati, ma i ristoranti riaprono ancora

È proseguita anche sabato la disobbedienza di cinque gestori. Rischiano una denuncia e un inasprimento delle sanzioni

UDINE. Non vogliono mollare e sono intenzionati a proseguire la battaglia. È andata in scena anche ieri, nonostante le multe e i giorni di chiusura, la protesta dei ristoratori friulani contro le decisioni restrittive anti-Covid adottate dal Governo.

La disobbedienza rischia di costare caro a cinque gestori, che, ieri, hanno continuato a tenere aperto anche dopo i provvedimenti presi dalle forze dell’ordine. Venerdì sera, polizia di Stato, carabinieri, Guardia di Finanza e polizia locale avevano chiuso e multato cinque bar e ristoranti che avevano deciso di aderire all’iniziativa #ioapro, promossa a livello nazionale: cinque i giorni di chiusura per “La Ciacarade”, a Udine, “Le Magnolie”, a Tavagnacco, “La dimora del Bardo”, a Nimis, e l’agriturismo “Alle Rose”, a Rive d’Arcano. Chiusa per due giorni, invece, l’osteria Candoni ad Arta Terme, nella frazione di Cedarchis. Per tutti i titolari è scattata una sanzione di 400 euro (280 se pagata entro cinque giorni).

Sono stati in tutto 95 gli avventori identificati e segnalati alla Prefettura. Anche in questo caso scatterà la multa.


Sabato, i cinque gestori, esasperati, hanno deciso di proseguire la protesta e continuare a servire i clienti. «Se fossimo stati in tanti – spiega Enrico Driussi, titolare delle Magnolie di Tavagnacco – sarei andato avanti perché l’unione fa la forza ma l’adesione, da parte dei colleghi, non è stata alta come speravamo. Adesso chiuderemo ma quando si arriverà al punto di non farcela più riapriremo indipendentemente dai Dpcm. Dobbiamo mangiare e pagare i nostri dipendenti. Un plauso alle forze dell’ordine, che hanno saputo gestire la situazione».

È preoccupato il titolare dell’agriturismo Alle Rose di Rive D’Arcano. «Anch’io ho tenuto aperto ieri – ci spiega –. La gente non ha capito realmente la gravità di quello che sta succedendo. Fino a quando potrò continuerò a farmi sentire». Adriano Cucchiaro è alla guida della “Dimora del Bardo” di Nimis. «La situazione è degenerata – le sue parole –. Troppo allarmismo, troppa confusione. Questi decreti non sono legittimi».

Ha tenuto aperto anche sabato Sabrina Sifanno, del bar osteria Candoni di Cedarchis, nel comune di Arta Terme. «Da noi, oggi pomeriggio (sabato, ndr), è intervenuta nuovamente la polizia locale e ci è stato chiesto di far uscire i clienti, peraltro abbiamo avuto una notevole affluenza in due giorni, e di chiudere. Per evitare tensioni abbiamo abbassato le serrande. Ci è stato tolto il diritto di lavorare e di mantenere le nostre famiglie. Procederemo con un’azione legale». Nessun commento da parte del titolare della Ciacarade di Udine, che ha aperto nel tardo pomeriggio di sabato. Sul posto la polizia.

Per tutti i locali, a seguito dell’ulteriore violazione, non è escluso che possa scattare una denuncia in Procura oltre a un ulteriore inasprimento delle sanzioni e un prolungamento del periodo di chiusura.

A partire da domanica 17, intanto, tutta la regione entrerà in fascia arancione, con bar e ristoranti che saranno nuovamente costretti ad affidarsi soltanto all’asporto.


 

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