Contenuto riservato agli abbonati

Con il via libera al vaccino AstraZeneca, la campagna rivolta a ultraottantenni e disabili

UDINE. Il taglio delle consegne, ci si augura soltanto momentaneo, da parte di Pfizer-Biontech può rappresentare un piccolo intoppo, recuperabile nelle prossime settimane, soltanto nel caso in cui l’azienda americano-tedesca riprenda il piano di distribuzione previsto.

In caso contrario, infatti, i problemi non sarebbero relativi esclusivamente alla vaccinazione del personale sanitario, sociale, di coloro che lavorano e sono ospitati nelle case di riposo, ma si rischierebbe di pregiudicare anche l’avvio della fase 2.

Quella, cioè, che sicuramente sarà rivolta agli over 80, ma che dalle parti della Direzione Salute sperano di poter allargare anche ad altre categorie. In questo caso, però, il vero discrimine riguarda non tanto le fiale di Pfizer-Biontech e nemmeno quelle di Moderna – società dalla quale l’Unione europea ha acquistato poche dosi e che al momento prevede la consegna in Friuli Venezia Giulia di sole mille 200 unità di vaccino –, quanto quello che accadrà ad Amsterdam, sede dell’Ema, da qui al 29 gennaio.

Entro quella data l’organismo regolatore comunitario dovrebbe garantire il via libera – cui farebbe seguito nel giro di pochi giorni l’ok dell’Agenzia italiana del farmaco – al vaccino sviluppato da AstraZeneca e dall’università di Oxford che ha già ricevuto il placet delle autorità del Regno Unito il 30 dicembre ed è stato autorizzato anche in India, Argentina, Repubblica dominicana, El Salvador, Messico e Marocco.

Una novità, questa, attesa da tempo perché sarebbe davvero capace di rivoluzionare la campagna vaccinale italiana. AstraZeneca, infatti, è la società su cui Bruxelles e Roma hanno puntato con maggior forza.

Basti pensare, ad esempio, che nei primi due trimestri dell’anno è prevista la consegna, soltanto in Italia, di 40 milioni 380 mila dosi – peraltro facilmente gestibili perché non necessitano del mantenimento della catena del freddo come invece quelli di Pfizer-Biontech e di Moderna – di cui una parte consistente verrebbe destinata anche al Friuli Venezia Giulia.

Regione che, da parte sua, ha le idee chiare sulle categorie da immunizzare dopo la prima fase. Il focus verrà sicuramente centrato sugli ultraottantenni che in Friuli Venezia Giulia sono, a oggi, 108 mila e che necessiterebbero, pertanto, di 216 mila dosi di vaccino visto che anche quello di AstraZeneca – e sempre che venga autorizzato anche per gli over 55 e non soltanto per i “più giovani” – ha bisogno di due inoculazioni.

A condizione, poi, che arrivino davvero i vaccini, i tecnici della Direzione salute hanno proposto di ipotizzare l’aggiunta delle persone con esenzione a causa delle loro patologie – 243 mila – e per disabilità – 45 mila – per un totale di 396 mila cittadini e una necessità, dunque, di 792 mila dosi.

Secondo gli esperti, il raggiungimento di almeno il 60% di questa popolazione consentirebbe di mettere in relativa sicurezza il servizio sanitario, trasformando progressivamente la malattia in una normale patologia infettiva endemica.

Per toccare il 60% di copertura entro aprile, però, sono necessarie – oltre al personale – almeno 25 mila dosi settimanali per gli ultraottantenni alle quali andrebbero sommate ulteriori 20 mila per le altre categorie interessate. —



© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Pancake di ceci con robiola e rucola

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi