Pfizer dimezza le dosi, il Fvg è la seconda regione più penalizzata in Italia. Fedriga: saremo costretti a rallentare

UDINE. Il Friuli Venezia Giulia, dopo il Trentino-Alto Adige, è la Regione che, nella settimana che si apre lunedì, 18 gennaio, verrà maggiormente penalizzata dal taglio delle forniture di vaccino, come comunicato da Pfizer-Biontech.
 
Il nostro territorio, infatti, subirà un taglio del 54% delle forniture previste con la consegna di sole 7 mila 20 dosi al posto delle 15 mila 210 originariamente preventivate. Una riduzione decisa direttamente dall’azienda americano-tedesca – che ha portato alla protesta formale da parte del nostro Governo –, ma che ha creato un autentico polverone dalle parti di piazza Unità soprattutto perché nell’elenco a disposizione dell’amministrazione regionale, e poi confermato da Roma, risultano sei territori – Abruzzo, Basilicata, Marche, Molise, Umbria e Valle d’Aosta – che non subiranno alcun taglio nella distribuzione a differenza del Friuli Venezia Giulia e, più in generale, dell’intero Nordest che sconterà il gap più significativo considerato come anche Veneto ed Emilia-Romagna saranno costrette a lavorare, con un numero di dosi inferiore a quelle che si attendevano.
 

 
«La riduzione è certa per questa settimana – ha attaccato Massimiliano Fedriga – e speriamo non per le prossime, ma allo stato attuale non abbiamo alcuna certezza. Ho contattato personalmente l’azienda, sabato, e mi hanno assicurato che dalla settimana del 25 gennaio (quando il Friuli Venezia Giulia si attende 10 mila 530 dosi ndr) si dovrebbe ritornare alla fornitura standard.
 
 
Visto, però, che al momento non abbiamo alcuna informazione sicura, molto probabilmente dovremo decidere di rallentare la campagna vaccinale. Noi, come Regione, ci siamo mossi in maniera rapida, ma anche responsabile. Siamo partiti il 30 dicembre e abbiamo gradualmente aumentato le vaccinazioni quotidiane tenendo sempre da parte una scorta di sicurezza. Il Friuli Venezia Giulia, tanto per capirci, non ha fatto come alcune Regioni in cui si è vista la gente in coda per vaccinarsi con in mano i numeretti che si utilizzano al supermercato per comprare il prosciutto.

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Abbiamo optato per l’agenda vaccinale e siamo entrati nelle case di riposo, in base alle forniture che ci erano state garantite. Siamo chiari, oggi, grazie alle dosi non utilizzate per prudenza, saremmo in grado di vaccinare tutti, ma soltanto se avessimo la garanzia, al 100%, che la prossima settimana le consegne non subiranno altre riduzioni. Senza certezze assolute, tuttavia, non possiamo correre alcun rischio».
 
 
Fedriga, quindi, ha riservato una punzecchiatura a Bruxelles. «Ci auguriamo che il vaccino di AstraZeneca – ha concluso il governatore – venga autorizzato velocemente dall’Ema, ma mi pare ci sia stata una scelta sulle tempistiche abbastanza opinabile da parte dell’Unione europea. Perché o AstraZeneca non funziona, e allora alziamo le mani, oppure qualcuno mi dovrebbe spiegare come mai ci sono diversi Paesi che lo stanno già inoculando. L’Unione europea, poi, dovrà darci anche spiegazioni sui ritardi di Pfizer-Biontech. Non si è mai visto che un cliente, perché ricordo che sono gli Stati membri a pagare le forniture legate ai contratti siglati dalla Commissione europea, subisca le scelte del fornitore.
 
 
Se ci sono problemi si negozia e si discute prima, non a posteriori». Il governatore, infine, ha chiesto al commissario straordinario Domenico Arcuri di «riequilibrare i tagli tra le Regioni perché non penso che Pfizer-Biontech modificherà la sua impostazione per questa settimana».
 
La Regione, pertanto, andrà incontro a un rallentamento della campagna vaccinale e il perché lo ha spiegato il vicepresidente Riccardo Riccardi. «La nostra base di partenza iniziale era fotografata in 58 mila persone – ha detto l’assessore alla Salute –. Da questa quota, sottraendo 10 mila contagiati, si arriva a 48 mila. Con il passaggio da cinque a sei dosi a fiala, la nostra capacità di vaccinazione, per gennaio, è pari a 70 mila dosi per cui a 35 mila persone, considerate le due iniezioni necessarie a distanza di 21 giorni, sulle 48 mila potenzialmente accessibili. Devo confessare che l’adesione è andata al di là delle più rosee aspettative.
 
A sabato sera abbiamo toccato 36 mila 670 prenotazioni. Il problema, adesso, è che da queste 70 mila dosi dobbiamo sottrarre le 8 mila 190 che non ci verranno distribuite questa settimana. Sperando che le consegne del 25 vengano rispettate, quindi, scendiamo, per il momento, a una potenzialità vaccinale di 51 mila 745 dosi. Noi a ieri sera avevamo raggiunto la quota di 29 mila 296 vaccinati, ma se teniamo conto che questa settimana arriveranno soltanto 7 mila 20 dosi, che ce ne rimangono 22 mila 449 e che, dunque, per garantire la seconda iniezione a tutti coloro che a sabato avevano ricevuto la prima, il calcolo dice che ci servono altre 6 mila 847 unità, cioè praticamente tutta la fornitura in arrivo questa settimana». La via da intraprendere, pertanto, è scontata. «Dovremo allungare, rallentandolo, il calendario vaccinale – ha chiosato – per garantire a tutti la doppia inoculazione di vaccino».
 
 
Quanto ai vaccini, poi, anche la senatrice del Pd Tatjana Rojc ha attaccato Pfizer-Biontech. «Non è pensabile – ha detto – né tollerabile che si metta a rischio la campagna vaccinale in Italia, e in particolare in alcune Regioni del Nordest che risultano più colpite delle altre. La società deve mantenere gli accordi presi con i Paesi dell’Unione europea e riprendere al più presto le forniture, garantendo tutte le dosi per i richiami».

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