Scuola, si poteva fare di più ma pensiamo a salvarci prima la pelle

Nessuno che io conosca ama fare la didattica a distanza. Nessuno preferisce la schermata di zoom o di gsuite a una bella lezione in classe. Forse qualche studente un po’timido, ma anche lì sono casi molto sporadici.

Insomma, per farla breve: è bene sapere che nessuno è un fan della dad, fra gli insegnanti. Ma se proprio dobbiamo dirla tutta, siamo fan della sopravvivenza.

Pordenone e Udine sono rispettivamente la prima e la terza provincia d’Italia per incidenza di nuovi casi: e se Atene piange, Trieste e Gorizia non ridono perché non sono messe molto bene nemmeno loro.

Figuriamoci se non sappiamo che la dad crea divario fra chi può accedervi e chi no; figuriamoci se non sappiamo che poi ci sono studenti che abbassano l’audio e si mettono a giocare a fortnite; figuriamoci insomma se non siamo a conoscenza del milione di variabili possibili della sua inefficienza: ma fra le variabili della dad e le varianti del virus purtroppo la scelta è obbligata.



E non è valida neanche l’obiezione sul fatto che altre categorie vanno a lavorare, perché noi non stiamo chiedendo di non lavorare (anzi, se proprio devo dirla tutta, la dad ti fa sudare molte più camicie che la lezione in classe).

E poi soprattutto perché è gennaio, ragazzi: con le finestre aperte non puoi stare, e la classe dove insegno io è talmente piccola e talmente piena che mi sembra di vederlo ogni mattina, il virus, mentre si mette il bavaglio e, forchetta e coltello alla mano, organizza la sua bella scorpacciata.

Infatti, tanto per dire, io che sono ancora in presenza settimana scorsa avevo quattro ragazzi a casa in attesa di tampone, di cui uno poi risultato positivo: sai con che cuor leggero poi entri in classe ogni giorno.

Per cui è vero: si poteva fare di più, ci si poteva organizzare meglio, ma per come stanno le cose adesso, pensiamo a salvarci prima la pelle, e poi a tutto il resto. —

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