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Coronavirus, come si cura a casa o in ospedale: tutto quello che c'è da sapere sui farmaci consigliati e su quelli controindicati 

UDINE. La lotta al Covid 19 la si sta combattendo su più fronti: la vaccinazione, e quindi la prevenzione, e le terapie, ovvero la cura. Sul fronte cure, quali farmaci si stanno utilizzando? Quali i più efficaci? E la ricerca dove sta andando? E i vaccini? Sono sicuri? Cerchiamo di dare alcune risposte a queste domande attingendo sia alle informazioni dell’Aifa, l’Agenzia italiana per il farmaco, sia dell’Imcra, la Coalizione internazionale delle agenzie regolatorie dei farmaci.
 
Come si curano i pazienti che si ammalano di Covid 19? 
Intanto va definito se la malattia si presenta in forma lieve oppure grave. Nel caso della forma lieve, che viene gestita a domicilio, e che presenta sintomi come febbre sopra i 35 gradi, tosse, congestione nasale, diarrea, cefalea, incapacità di percepire profumi e sapori, le linee guida dell’Aifa raccomandano una vigile attenzione dell’evolversi della situazione, il trattamento dei sintomi attraverso la somministrazione, ad esempio, di paracetamolo (o Fans), una idratazione e una nutrizione appropriate, e il mantenimento delle terapie in corso. È sconsigliata l’assunzione di integratori, come vitamine e lattoferrina, e l’impiego di aerosol se più persone convivono nello stesso ambiente per evitare la circolazione del virus.
 
Quali altri farmaci si possono impiegare? Si è parlato del cortisone.
Nella fase iniziale della malattia, nella quale prevalgono i fenomeni connessi alla replicazione virale, l’utilizzo del cortisone potrebbe avere un impatto negativo sulla risposta immunitaria. L’uso del corticosteroidi a domicilio può essere considerato in quei pazienti in cui il quadro clinico non migliora entro le 72 ore, se in presenza di un peggioramento dei parametri pulsossimetrici (che forniscono indicazioni sulla la saturazione di ossigeno) che richieda l’ossigenoterapia.

Quando è indicato l’impiego delle eparine?
L’uso delle eparine nella profilassi degli eventi trombo-embolici nel paziente con infezione respiratoria acuta e ridotta mobilità è raccomandato in assenza di controindicazioni. Non è indicato nei soggetti non ospedalizzati e non allettati.

Si possono assumere gli antibiotici?
L’utilizzo routinario degli antibiotici non è raccomandato, non solo nel caso di Covid 19, ma in generale nel trattamento delle infezioni virali. Si può fare ricorso all’antibiotico solo quando la sintomatologia pesiste per 48/72 ore e il quadro clinico fa sospettare la presenza di una sovrapposizione batterica e quando l’infezione batterica è dimostrata da un esame colturale

L’idrossiclorochina è un altro farmaco di cui molto si è parlato. È efficace?
Numerosi studi clinici a oggi pubblicato concludono per una inefficacia del farmaco a fronte di un aumento degli eventi avversi, seppure non gravi. Questo rende negativo il rapporto tra i benefici e i rischi all’uso di questo farmaco, che può essere comunque consentito nell’ambito di studi clinici

Altri farmaci citati in passato come Lopinavir/ritonavir, o Darunavir/ritonavir o cobicistat, che esiti hanno dato? E che notizie ci sono sul trattamento con il plasma iperimmune?
L’utilizzo dei farmaci citati non è raccomandato né allo scopo di prevenire né curare l’infezione. Gli studi clinici pubblicati fino a oggi concludono tutti per l’inefficacia di questi trattamenti. Per quanto riguarda il plasma iperimmune, è ancora in corso uno studio randomizzato dal quale si attendono i risultati.

C’è un farmaco per la cura definitiva del Covid 19?
A questa domanda la risposta è, al momento, negativa. Non c’è un farmaco specifico impiegabile nei pazienti che si ammalano in forma grave di Covid 19. Molte speranze sono rivolte allo studio, appena approvato da Aifa, sugli anticorpi monoclonali.

Venendo ai vaccini, come sappiamo che sono sicuri?
Le prove di sicurezza sono una parte essenziale nello sviluppo dei nuovi farmaci, vaccini compresi. Le prove sulla sicurezza sono state raccolte durante tutte le fasi del processo di sviluppo del vaccino mentre gli effetti collaterali comuni e anche quelli rari devono essere esaminati e riportati nella richiesta di autorizzazione. Sulla base delle precedenti esperienze con i vaccini, gli eventi avversi più gravi (ma molto rari) compaiono entro 1/2 mesi dall’avvio della sperimentazione, ma è previsto un follow-up a più lungo termine (oltre 6 mesi) di coloro che hanno partecipato alle prime fasi delle sperimentazioni cliniche e i partecipanti saranno inoltre seguiti per almeno 1 anno per valutare la durata della protezione e la sicurezza a lungo termine dei singoli vaccini.

Perché ci sono così tanti vaccini e diversi fra loro?
Man mano che la gravità globale della pandemia è diventata evidente, lo sviluppo di vaccini efficaci per Covid 19 è diventato la massima priorità di molte aziende farmaceutiche e istituti di ricerca. Ci sono stati anche investimenti senza precedenti da parte dei governi e del settore privato nello sviluppo di vaccini. Esiste ora un’ampia gamma di tecnologie per lo sviluppo di nuovi vaccini, impiegarle tutte ha mitigato il rischio che alcuni di questi farmaci potessero fallire l’approvazione per motivi di efficacia, sicurezza o problemi di produzione

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