Prendono il banchetto e il computer e fanno lezione (in mezzo alla neve) fuori da scuola: "Vogliamo tornare"

La protesta di gruppo organizzata un paio di giorni a settimana all’Isis Paschini I ragazzi: esprimiamo il nostro dissenso nei confronti di chi vuol farci stare a casa

TOLMEZZO. Nemmeno il freddo li ha fermati. Da una settimana e mezza alcuni studenti fanno la Didattica a distanza vicino alla scuola, una protesta pacifica per sensibilizzare sull’esigenza fondamentale dei ragazzi di tornare in classe.

Un numero variabile di studenti (finora dai 12 ai 4) 1-2 volte alla settimana, ben distanziati e con mascherine, giungono accanto alla palestra Falcone, da cui si scorge in lontananza il cancello della loro scuola, l’Isis Paschini Linussio, posizionano banchetto, pc e sedie e si collegano via Internet a insegnanti e compagni.

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«Da quando siamo zona arancione – spiega uno di loro, Matteo Avena – possono farlo solo studenti di Tolmezzo. Credo se ne aggiungeranno sempre più. Vorremmo poter tornare nelle nostri classi a febbraio. Facendo la Dad fuori dalla scuola noi manifestiamo il nostro dissenso nei confronti di chi vuole farci stare a casa. Noi rispettiamo le norme: manteniamo le distanze, abbiamo le mascherine.

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Siamo ben consapevoli del contesto inedito e drammatico in cui si trova l’intera comunità, ma riteniamo necessario protestare per mettere pressione alle istituzioni». Confidano così in un intervento più incisivo della Regione soprattutto nell’organizzazione dei trasporti (le scuole, o almeno il mio istituto, avrebbero già pronto un orario).

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«Per noi la scuola è importante – aggiunge Avena – perché consiste in un investimento per il futuro sulla nuova classe dirigente, per cui è necessario andare oltre la produttività immediata per valutare le priorità in nome del diritto all’istruzione. Ci manca il contatto diretto con i professori. Ed è un problema stare al passo con le lezioni specie per studenti che fanno più fatica. Anche non poterci vedere tra studenti ogni giorno sta diventando una sorta di alienazione. Trascorrere 4-5 ore davanti a uno schermo non è la stessa cosa, anche per la nostra salute. E non ci consente lo scambio diretto di idee che c’è in una lezione dal vivo. Poi ci sono le difficoltà di connessione dai paesi che complicano le comunicazioni». La richiesta degli studenti è rendere la scuola una priorità.

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