Posti letto in ospedale, contagi, focolai e tracciamento: perché il Friuli resta zona arancione (almeno per una settimana)

UDINE. Torna a scendere, e non di poco, l'indice Rt della Regione. In base al monitoraggio dell'Istituto superiore di sanità, infatti, nella settimana tra l'11 e il 18 gennaio il valore è diminuito dal precedente 0.94 all'attuale 0.88. Migliora, quindi, anche il tasso di occupazione delle Terapie intensive che passa dal 39% al 36%, mentre cresce lievemente quello dei posti letto in Medicina salito dal 53% al 54%.Ecco tutti i parametri nel dettaglio

Le decisioni del Ministero

Dati in miglioramento, peraltro non quelli relativi agli ospedali o almeno non al livello che ci si attendeva, non permetteranno al Friuli Venezia Giulia di tornare in zona gialla domenica né tantomeno – ma quella è utopia per tutte le Regioni italiane – di rientrare nella nuova fascia bianca pensata per chi possiede un Rt inferiore allo 0.5 e parametri rischio basso.

Il problema, infatti, è essenzialmente uno e cioè il dispositivo contenuto nelle pieghe dell’ultimo Dpcm di Giuseppe Conte che, comunque, ricalca l’impostazione tenuta da inizio novembre, quando la divisione dell’Italia in fasce di colore legate al rischio ha fatto segnare il suo debutto. La norma, valida fino a marzo, stabilisce, in sintesi, che una Regione possa sì passare da una categoria di rischio meno grave a una più grave nel giro di una settimana, ma che il percorso inverso – cioè il ritorno in una fascia con maggiori libertà individuali e d’impresa – non possa avvenire prima dello scoccare dei 15 giorni.

IL MONITORAGGIO. L'indice Rt scende ancora in Friuli Venezia Giulia ma soffrono gli ospedali: oggi la decisione del Governo sul cambio di colore 

Così, tanto per essere chiari, considerato che il Friuli Venezia Giulia è entrato – come tre quarti di Paese – in fascia arancione domenica, è inevitabile che ci resti quantomeno fino al 31 gennaio. Potrebbe rimanerci anche di più, ovviamente, e molto in questo senso dipenderà dal monitoraggio della prossima settimana in cui il focus sarà centrato senza dubbio sull’Rt – considerato che se andrà sopra a 1 si resterà automaticamente in arancione –, ma pure sul tasso, al momento molto alto, di occupazione degli ospedali
 
Terapie intensive, numeri ancora critici
Uno spiraglio di luce in fondo al tunnel, ma non ancora in grado di capovolgere una situazione che resta sempre molto delicata. L’andamento dei ricoveri in Terapia intensiva ha fatto registrare, nel periodo compreso tra 11 e 17 gennaio, un primo, parziale, decremento che quantomeno ha consentito di non appesantire ulteriormente la situazione nei reparti di urgenza dei nosocomi del Friuli Venezia Giulia.
 
Il tasso di occupazione delle Terapie intensive da parte di pazienti affetti da Covid-19 sul totale dei posti-letto a disposizione era pari al 39% sette giorni or sono ed è sceso al 36% ieri, nella bozza di monitoraggio dell’Istituto superiore di sanità che verrà validato questa mattina per essere poi consegnato, nel pomeriggio, nelle mani del ministro della Salute Roberto Speranza.
 
Un lieve miglioramento di tre punti percentuali, dunque, che però non è ancora rassicurante per un paio di ordini di motivi. Il primo è legato al fatto che comunque resta sopra la soglia del 30% fissata come tetto massimo prudenziale dagli esperti del Governo. Il secondo porta invece a un confronto con gli altri territori d’Italia in cui la situazione, sempre a livello percentuale, è molto spesso migliore. Basti pensare, ad esempio, che a mercoledì – quando il dato del Friuli Venezia Giulia si era comunque abbassato fino al 33% – soltanto Marche (38%), Provincia di Bolzano (39%) e di Trento (47%) avevano tassi superiori al nostro con Lombardia (35%) e Umbria (35%) comunque molto vicine ai parametri della regione.
 

Il tasso peggiore in Italia per ospedalizzazioni

A preoccupare maggiormente la Direzione Salute e, più in generale, i medici degli ospedali del Friuli Venezia Giulia, almeno negli ultimi mesi, non sono tanto i ricoveri in Terapia intensiva, che comunque non regalano tranquillità, quanto quelli nei vari reparti di Medicina che stanno mettendo a dura prova il funzionamento dei nosocomi tanto da aver costretto la Regione, in più occasioni, a una serie di manovre interne necessaria a garantire la normalizzazione delle procedure.
 
Nel monitoraggio dell’Istituto superiore di sanità, tra l’altro, si evidenzia come, se il dato delle Terapie intensive è in (pur leggera) diminuzione, altrettanto non si può dire per quello dei reparti di non urgenza. Il tasso di occupazione di quei posti-letto, infatti, è salito di un altro punto percentuale – toccando il 54% – e raggiungendo una vetta mantenuta fino a giovedì sera.
 
E se è chiaro che una realtà così difficile mette in difficoltà il sistema ospedaliero, fa ancora più effetto inserire la situazione del Friuli Venezia Giulia all’interno di quella più generale nazionale perché, così facendo, si scopre che, in questo parametro, la regione è la peggiore d’Italia. Prendendo come riferimento i dati a mercoledì, il Friuli Venezia Giulia è il solo territorio a registrare un tasso di occupazione superiore al 50%. La regione più “vicina”, come percentuale, sono le Marche con il 49%, seguite dal Lazio a quota 43% e dalla coppia formata da Piemonte e Provincia di Trento entrambe al 42%. La migliore? La Basilicata con un tasso pari ad appena il 18%
 
 
Tamponi e nuovi contagi in calo
Non ci sono soltanto note negative – anzi – nei dati del monitoraggio settimanale sull’andamento della pandemia in Friuli Venezia Giulia. Certo, i ricoveri – e specialmente quelli nei reparti di non urgenza – preoccupano e fanno riflettere, ma almeno l’andamento dei contagi sembra aver subito una decelerazione merito, probabilmente, anche delle restrizioni applicate nel periodo tra Natale e Capodanno.
 
Le percentuali di questi giorni, d’altronde, lo testimoniano, ma è anche il trend della settimana scorsa a fare capire come la situazione sia leggermente migliorata. Il numero dei casi riportati dalla Protezione civile, quindi il totale, è calato, infatti, del 18%: non tantissimo, probabilmente, ma è comunque un numero che fa capire come la pandemia non sia peggiorata e soprattutto se confrontato con il +35% della settimana precedente, disegna un’inversione di tendenza che lascia, almeno, sperare in qualcosa di positivo soprattutto per il prossimo futuro.
 
Lo stesso discorso, andando oltre, vale per la percentuale generale di positività rispetto ai casi testati per la prima volta che è pari al 14,5%, dieci punti in meno rispetto al report di sette giorni fa. Negli ospedali, inoltre, la percentuale di coloro che sono risultati positivi ai test è stata del 9,2% contro il 19,2% dell’ultimo monitoraggio. Il complessivo dei tamponi positivi nel setting territoriale, infine, è del 15,5%, in deciso calo se confrontato con il 25,1% della settimana tra il 4 e il 10 gennaio.

 

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