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Rischio 4: valanghe su tutto l'arco alpino, morti e feriti. Inutili gli appelli del Soccorso alpino

Mancano i tradizionali punti di primo intervento presso gli impianti da sci. Scialpinisti sotto le slavine in Trentino, ricerche in Friuli, raffica di valanghe in Alto Adige e in Tirolo è morto un freerider quindicenne

6 minuti di lettura

Grado quattro. Quattro su cinque. Tradotto vuole dire: rischi seriamente la pelle, stai a casa. Ma non sempre va così. Grado «forte 4» è  il pericolo di valanghe sulle Dolomiti e sulle Prealpi, per le forti nevicate degli ultimi giorni. La situazione è pressoché uguale su tutto l'arco alpino, da est a ovest.

Sui monti la neve fresca prevista è di 40/60 centimetri a 2000 metri, con rischio di distacchi su tutti i versanti; sulle Prealpi la neve prevista è di 40/60 centimetri a 1800 metri. La nuova neve si è sommata a quella caduta giovedì sera determinando una diffusa instabilità alla base delle rocce e lungo i percorsi abituali delle valanghe. L'appesantimento causato dalle nuove precipitazioni favorirà anche il distacco di
slavine da slittamento
, specie dove erano presenti fratture già iniziate nei giorni scorsi.

Stop alla Granfondo. Troppa neve ovunque, dicevamo, compreso il percorso della Granfondo Dobbiaco-Cortina, che ha costretto il comitato organizzatore ad annullare la gara prevista per oggi di 42 km in tecnica classica, riservata agli atleti di interesse nazionale. Una cancellazione - informa l'organizzazione - dovuta alla chiusura della strada che da Dobbiaco porta a Cortina e soprattutto per l'alto indice di pericolo
valanghe che potrebbero verificarsi sul percorso. Il comitato organizzatore si impegna nel fare tutto il possibile per permettere ai concorrenti della gara odierna di prendere il via alla gara in tecnica classica di domenica 24.

***

Il punto meteo: nuove precipitazioni sui pendii ghiacciati

Se il rischio valanghe è elevato, non si va in montagna. Parola di Gianni Marigo, direttore dell’Arpav di Arabba. «Incombono i distacchi valanghivi», spiega. «Siamo a rischio 4, quindi è meglio rimanere a casa».
Sono attesi, fino a questa mattina, almeno 80 centimetri di neve fresca dai 1600 metri in su. Una neve umida, quindi pesante. Adagiandosi su lastroni già fessurati, vanno messi in conto pericolosi distacchi. «In questi giorni non c’è nessun sito in quota che sia messo in sicurezza, perché impianti e rifugi sono fermi», avverte Marigo. «Per cui ci troviamo nella più assoluta instabilità».

Meglio, a suo avviso, aspettare la giornata di domani, quando potrebbe intervenire qualche stabilizzazione o, meglio ancora, andare in montagna da lunedì in avanti. «La prossima settimana non sono previste perturbazioni di particolare importanza», afferma.

Il bollettino dell’Arpav puntualizza che il limite delle precipitazioni è sugli 800/1000 m sulle Dolomiti e 900/1100 m sulle Prealpi. «Gli apporti complessivi tra venerdì pomeriggio (ieri, ndr) e sabato (oggi, ndr) saranno mediamente di 40/50 mm, localmente di 60/90 mm sulle Prealpi e su alcuni settori delle Dolomiti meridionali (Agordino e Val di Zoldo), con altrettanti cm di neve fresca oltre i 1600/1800 m, mentre saranno minori sotto tali quote e perlopiù assenti sotto gli 800/900 m».

Insomma – è la conclusione di Marigo – non è proprio il caso di uscire di casa, e se lo si fa, è indispensabile attrezzarsi di tutta la strumentazione necessaria, avendo cognizione, fra l’altro, che non ci sono punti di riferimento. «Aspettiamo martedì - consiglia Marigo - quando avremo una stupenda giornata invernale con sole, cielo sereno e aria limpida ovunque. Le temperature saranno in ulteriore diminuzione nelle valli con ristabilirsi dell’ambiente gelido nei settori innevati (intense gelate)».

***

Il Soccorso alpino: neve poco stabile, mancano i punti di pronto intervento agli impianti

I fondisti, gli scialpinisti e i ciaspolatori sono i benvenuti sulle montagne innevate. «Ma attenzione», avverte Alex Barattin, capo della delegazione provinciale del Soccorso alpino. «Oltre i 1800 metri sta nevicando, gli impianti sono chiusi, nessuna area è stata messa in sicurezza, quindi è saggio aspettare che la nuova coltre bianca si assesti prima di attraversarla, almeno nei punti più delicati».

Manca anche il supporto prezioso dei rifugi, sentinelle in un territorio che ha bisogno della presenza di tante anime per soccorrere chi dovesse trovarsi in difficoltà. Quante volte proprio da un rifugio è partito l’allarme per un’escursionista che non era arrivato all’orario previsto? E quante volte gli stessi rifugisti sono partiti, zaino in spalla, per andare ad aiutare chi si era infortunato? Con gli impianti di risalita chiusi, poi, vengono a mancare tutti quei punti di primo soccorso sul territorio, lasciando così al solo sistema 118 il compito di intervenire in caso di necessità.

Rinunciare piuttosto che rischiare

Pochi presìdi. Un territorio che nasconde insidie. L’attenzione in montagna, in questo periodo, deve essere massima. Renzo Minella, presidente degli impiantisti associati all’Anef, conferma che tante piste sono state battute nelle scorse settimane, ma che nei prossimi giorni vanno affrontate con «estrema prudenza». L’Ulss, dal canto suo, ricorda che la disponibilità di assistenza negli ospedali ovviamente c’è, ma è limitata, compresa quella delle ortopedie.

«Dovrebbero essere di monito», continua Barattin, «le due tragedie recenti in Val Travenanzes e sul Pordoi. Ogni uscita va preparata scrupolosamente, perché non è permesso sbagliare. Nulla si deve dare per scontato. I bollettini della neve e delle valanghe non vanno solo letti, ma rispettati. Si è più intelligenti a rinunciare, o a fermarsi, piuttosto che a rischiare di andare avanti. Bisogna portare tutte le protezioni possibili e nello zaino anche la strumentazione, dall’artva alla pala».

Gli appassionati di escursioni in montagna, con le ciaspole o gli sci d’alpinismo, potranno praticare queste attività anche al di fuori del comune di residenza nelle Regioni gialle e in quelle arancioni, come il Veneto. Il rischio è che centinaia di escursionisti si riversino sui pendii innevati, perché non è vietato. «È un grande passo avanti», riconosce Lio De Nes, una delle più autorevoli guide alpine e di scialpinismo, «perché queste sono discipline d’ambiente dove non è difficile mantenere il distanziamento. Ma è indispensabile attrezzarsi di tutta la strumentazione di soccorso. Quando si parte, bisogna essere consapevoli che l’eventuale valanga non ti chiede se sei un esperto o no. Ed è purtroppo dimostrato che ha colpito anche i più esperti».

Preparare le gite

Che cosa fare a tavolino prima di partire? «Primo: scegliere la gita adeguata alle condizioni meteo-climatiche e nivologiche, alle proprie condizioni psico-fisiche e tecniche e a quelle del gruppo», risponde Barattin. «Poi controllare il buon funzionamento dell’artva con particolare riguardo alla carica delle batterie, verificare che la sonda da autosoccorso funzioni correttamente e che la pala sia in ordine. Terzo: ascoltare e studiare le indicazioni del bollettino nivo-meteorologico locale. E scaricare (se non già fatto) la app GeoResQ che garantisce un migliore allettamento del sistema 118/Soccorso Alpino».

Comportamenti precisi

«Durante tutto il percorso bisogna valutare con estrema attenzione ogni singolo pendio che si attraversa», suggerisce De Nes. «In casi sospetti è saggio effettuare un test di stabilità del manto nevoso; se l’esito è positivo (distacco su minima sollecitazione) sospendere la gita».

E se si è travolti? «Mantenere la calma, aprire gli attacchi e ogni altro vincolo possa determinare un effetto ancora (sci, bastoncini, snowboard, ciaspole)», dice Barattin. «Infine ancorare saldamente lo zaino a protezione del dorso».

Lo scialpinista travolto deve tentare di galleggiare opponendo, per quanto possibile, resistenza attiva alla neve. «L’attenzione in questo contesto della montagna dev’essere doppia», conclude De Nes, «proprio perché non sono aperti rifugi e impianti e per farsi raggiungere, elicottero a parte, ci vuole più tempo.

(Francesco dal Mas)

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Quattro scialpinisti salvi per miracolo in Trentino

Una valanga con un fronte di circa 40 metri e uno scorrimento di circa 60 metri si è staccata sul Dosso di Costalta lungo il versante verso l'altopiano di Pinè, sopra il limitare del bosco a una quota di circa 1.850 metri, coinvolgendo un gruppo di quattro scialpinisti trentini che si trovava poco più sotto nel bosco.

L'allarme al 112 è stato lanciato verso le 12.45 da uno dei quattro scialpinisti che è stato travolto solo parzialmente dalla valanga. Mentre il tecnico di Cnsas allertava la Stazione di Pergine dell'Area operativa Trentino centrale e chiedeva l'intervento dell'elicottero, altri due dei quattro scialpinisti, rimasti fuori dalla valanga, lo hanno disseppellito e hanno cominciato immediatamente le ricerche del quarto compagno con l'Artva. Giunto sul posto, l'elicottero ha verricellato il tecnico di elisoccorso e il medico mentre gli scialpinisti stavano estraendo il quarto compagno, cosciente, da sotto la valanga.

I quattro scialpinisti sono stati recuperati a bordo dell'elicottero con quattro verricelli. Due, illesi, sono stati elitrasportati a valle a Baselga di Pinè, mentre gli altri due - di Fornace del 1986 e di San Michele a/A del 1983 - sono stati trasferiti all'ospedale Santa Chiara di Trento per accertamenti. È stata esclusa la presenza di altre persone sotto la valanga.

***

Slavina sullo Zoncolan in Friuli

Poco dopo le 12.30 di sabato 23 gennaio, su richiesta della Sores (Sala Operativa Regionale Emergenza Sanitaria), sei vigili del fuoco abilitati al soccorso su neve e valanghe stanno intervenendo, assieme al personale del soccorso alpino, sul Monte Zoncolan nel canalone versante Ravascletto per una slavina.


Dalle informazioni raccolte sul posto non sembra che vi siano coinvolti nella valanga scesa sulla pista di Ravascletto nella tarda mattinata.

***

Tre valanghe in Alto Adige

Due valanghe, una a Plan de Corones e una a Obereggen, hanno interessato scialpinisti oppure snowboarder, che però fortunatamente sono rimasti praticamente illesi. A Plan de Corone, alle 14.40, si è staccata una slavina nei pressi del rifugio Genziana. Una persona è stata travolta. Sul posto sono intervenuti l'elisoccorso Pelikan 2, il soccorso alpino, i vigili del fuoco e i carabinieri. A pochi minuti di distanza una
valanga si è abbattuta invece a Obereggen nei pressi della pista Oberholz
, uno snowboarder è rimasto parzialmente sepolto, ma non ha neanche dovuto ricorrere alle cure mediche. In entrambi i casi sul posto sono intervenuti anche il soccorso alpino, i vigili del fuoco e i carabinieri.


Una valanga di grandi dimensioni è caduta anche a Pennes in Val Sarentino. La commissione valanghe del comune era sul posto per un'ispezione, tanto che il sindaco Christian Reichsigl è riuscito a filmare la massa di neve nella sua impressionante discesa a valle. Non ci sarebbero state persone coinvolte anche perché la strada era stata chiusa a livello precauzionale. Altri sopralluoghi saranno compiuti per capire se si è staccata l'intera massa nevoca o ne sia rimasta altra a rischio di caduta. Terminati gli accertamenti, si deciderà se è possibile riaprire la strada che porta a passo Pennes.

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Quindicenne freerider travolto e ucciso in Tirolo

È deceduto alla clinica universitaria di Innsbruck, in Austria, a causa delle ferite riportate, un freerider 15enne, travolto mercoledì scorso da una valanga nella Zillertal in Tirolo. L'incidente si era verificato durante un fuori pista sulla montagna Rastkogel. Il giovane è stato trascinato per 250 metri dalla slavina ed è stato liberato solo dopo 30 minuti sotto 2,5 metri di neve. In gravissime condizioni è stato trasportato in elicottero a Innsbruck, dove però è deceduto.

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