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Udine, in ospedale non diminuiscono i ricoveri e i reparti sono ancora pieni a causa del Covid

Al Pronto soccorso trenta accessi per virus al giorno. Nelle Malattie infettive non ci sono posti liberi da novembre

UDINE. «Abbiamo ancora una forte pressione sugli ospedali, che mostra negli ultimi giorni segnali di un leggero allentamento, pur non ancora abbastanza marcato». Le parole del governatore Massimiliano Fedriga, riferite alla situazione regionale, possono essere utilizzate senza fallo per descrivere la situazione che vive in questi giorni l’ospedale Santa Maria della Misericordia.

Nel nosocomio udinese le terapie intensive Covid e il reparto di Malattie infettive restano pieni, in condizioni generali non troppo diverse rispetto a quelle di un paio di settimane fa. L’emergenza, insomma, non è ancora cessata: il turnover di pazienti consente fortunatamente di limitare il ricorso ai trasferimenti in altre strutture fuori provincia.

I DATI

 


Al pronto soccorso
La situazione nella piastra dell’emergenza-urgenza è «stabile», come spiega il direttore del Pronto soccorso, Mario Calci. «Tutto l’ospedale resta sotto pressione, ma se non altro in questa fase riusciamo a trovare un posto letto ai pazienti affetti da Covid nell’arco delle 24 ore – sottolinea il primario –. Le prospettive? Non ci aspettiamo un cambiamento di rotta deciso a stretto giro di posta, onestamente».

Il numero degli accessi al Pronto soccorso di pazienti che presentano sintomi collegati al contagio da coronavirus resta sostanzialmente stabile e si aggira tra le venti e le quaranta unità ogni giorno, mentre gli ingressi totali ammontano in media quotidianamente attorno a 120. «Rispetto al periodo prepandemico un numero sicuramente più basso – rileva Calci –. Questo significa però che le persone arrivano in Pronto soccorso per patologie comunque impegnative, con una netta riduzione invece dei codici meno gravi».

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Malattie infettive
Al calo del numero dei nuovi contagi non corrisponde al momento l’allentamento della pressione sui reparti. «Serve qualche settimana», analizza Carlo Tascini, direttore della clinica di malattie infettive del Santa Maria della Misericordia. Nei reparti la situazione è quella che si trascina, quasi immutata, dall’inizio di novembre: i posti letto a disposizione per i pazienti affetti da Covid sono 59 e sono interamente occupati.

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«Questa fase della seconda ondata assomiglia in realtà molto a una vera e propria terza ondata», riflette Tascini. «Altre regioni, finite in zona rossa, hanno fatto registrare una diminuzione della pressione sugli ospedali dopo l’adozione delle misure restrittive più severe: la verità – denuncia il direttore delle Malattie infettive – è che manca spesso la percezione del rischio nella popolazione: l’appello è di rispettare le regole, mantenere il distanziamento e contenere i contatti con le altre persone, riducendoli al minimo indispensabile».

 

Poi una riflessione sull’attività di diagnostica: «Il Friuli ha fatto per settimane un numero rilevante di tamponi molecolari, tra le prime regioni d’Italia per volume di test. Eppure non siamo riusciti a ridurre significativamente il numero di contagi. L’aspetto positivo che si sta consolidando nelle ultime settimane è l’utilizzo sempre maggiore, anche nei casi di cluster o negli stessi reparti ospedalieri, dei test antigenici di terza generazione, che hanno la stessa sensibilità del tampone molecolare», conclude Tascini.

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