Prete scomodo e schietto, fu fra i fondatori del Movimento Friuli nel 1966

Uomo di chiesa e politico fu uno dei più animosi sostenitori dell’università Fu anche protagonista di imprese editoriali, come la traduzione della Bibbia 

UDINE. Udine è città che non abbonda di statue celebrative. Ne ha pochine, giusto il minimo, legato soprattutto a ricordi risorgimentali, come il Garibaldi a braccia conserte nella piazza omonima e il Vittorio Emanuele II a cavallo, traslocato nel 1945 ai giardini Ricasoli. Ma presto arriverà una nuova statua che farà discutere e riflettere, in senso storico e non solo.

In piazza XX Settembre (intitolazione che evoca quanto avvenne quel giorno del 1870 e quindi la presa di Porta Pia e l’annessione di Roma al regno d’Italia con la fine del potere temporale dei Papi) sarà collocata una statua dedicata a don Francesco Placereani, o meglio pre Checo Placerean, il prete e politico friulanista, nato a Montenars nel 1920 e morto nel 1986, quindi 35 anni fa, uno dei personaggi più popolari e animosi dalle nostre parti tra anni Sessanta e Settanta quando si tennero clamorose manifestazioni per chiedere l’università, nacque il Movimento Friuli e il clero compatto firmò una mozione che faceva il pelo e contropelo al governo del momento, guidato dalla Democrazia cristiana, il partito cattolico. Situazione che mise in crisi la gerarchia locale della Chiesa, con in testa il contestatissimo (dai parroci) arcivescovo Zaffonato.

In ogni iniziativa, a dettare ritmi e temi era lui, pre Checo, scomodo e controcorrente, anche protagonista in imprese editoriali come la traduzione della Bibbia in friulano (poi completata da pre Toni Bellina) mentre da parte sua concluse la “Cuintristorie” del Friuli, iniziata da pre Josef Marchet, un testo nel quale Placereani non le risparmiava di certo e, nel capitolo intitolato “Sot da l’Italie”, affermava: “Sicheduncje dal 1866 a rivàrin i talians, cence che nissun ju spetàs, parvie che si saveve che li stavin cjapant par tiere e par mar”.

Pre Checo ricordò pure il lungo assedio subìto nel suo palazzo dall’arcivescovo Casasola (unico friulano in tale ruolo, nella storia della diocesi udinese, prima di Pietro Brollo) ed elencò, anche in chiave filo-austriaca, gli oneri imposti dai Savoia e dal governo romano: più tasse, perfino sulla farina per la polenta, servizio militare obbligatorio, burocrazia arrivata da altre regioni, meno pratica e onesta di quella precedente. Per tutto questo, una statua dedicata a pre Checo nella piazza celebrativa di Porta Pia può apparire adesso come una sua rivincita, postuma.

Placereani fu tra i fondatori del Movimento Friuli, di cui all’inizio facevano parte Fausto Schiavi, Corrado Cecotto, Romano Guerra, Giorgio Jus, Sandro Comini, Arturo Toso, Raffaele Carozzo, Aldo Baracchini, Silvano Franceschinis, tutti nomi fondamentali per capire il Friuli, la sua storia, la sua anima.

Insegnante di Teologia morale in Argentina, poi docente al liceo Stellini e al Marinelli, eterno sigaro in bocca e colbacco in testa, pre Checo si batteva per una Chiesa a fianco del popolo e contro i potenti, usando come arma una parola mordace e profetica. Insegnava alla gente “a no ve pore di ve coragjo”. Una foto lo mostra mentre celebra il primo battesimo dopo il terremoto, tra le macerie della sua Montenars, quando disse: “Ca la int non si jè mitude a cjula o a crica a talian-vie”. Un coraggio senza lacrime, questa era la sua preghiera.—

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