Rientrano in classe gli studenti delle superiori, tutto quel che c'è da sapere. L'assessore: "Serve responsabilità"

Studenti, volontari e agenti a Udine e Pordenone

«Invito al senso di responsabilità proprio perché, nello stesso momento, vengono meno dei limiti che finora ci erano stati imposti», dice Rosolen

UDINE. Dopo oltre tre mesi, lunedì 1 febbraio rientra in classe la metà degli studenti delle scuole superiori del Friuli Venezia Giulia. A loro si rivolge l’assessore regionale all’Istruzione, Alessia Rosolen, invitandoli a rispettare le misure di mitigazione del contagio da coronavirus. Se viene meno il senso di responsabilità si va incontro al rischio di dover tornare alla didattica a distanza al 100 per cento.

Covid, il ritorno a scuola degli studenti delle superiori

«Invito al senso di responsabilità proprio perché, nello stesso momento, vengono meno dei limiti che finora ci erano stati imposti», spiega l’assessore riferendosi al rientro in classe del 50 per cento degli studenti delle superiori e la passaggio dalla zona arancione alla gialla che consente la riapertura di bar e ristoranti. Rivolgendosi sempre ai ragazzi, Rosolen aggiunge: «Nei prossimi quattro mesi di scuola, i vostri comportamenti saranno fondamentali per evitare altre chiusure. Una scelta, questa, assunta con sofferenza anche in regione. L’assessore sa bene che se oggi le scuole riaprono in sicurezza è grazie «agli sforzi fatti da dirigenti scolastici, insegnanti e da tutti coloro che lavorano nel mondo della scuola».

Lunedì alle 8 suona la prima campanella del 2021 sotto l’occhio vigile di insegnanti e presidi, ma prima ancora di oltre un centinaio di “steward” volontari messi a disposizione dalla Protezione civile e dalle associazioni alpini, carabinieri, polizia e guardia di finanza in congedo, assieme agli agenti della polizia locale. Saranno loro a garantire l’uso della mascherina e il distanziamento sociale alle fermate degli autobus e davanti agli edifici scolastici. In sei poli della provincia di Udine e a Trieste le lezioni saranno organizzati su due turni: dalle 8 alle 13 e dalle 10 alle 15.

In queste ore sono stati potenziati anche i mezzi pubblici, bus e treni, che complessivamente percorreranno 700 corse al giorno. A Cividale, Codroipo, San Pietro al Natisone, Gemona, San Daniele, Tolmezzo, Udine e Trieste non si è potuto fare diversamente: il numero degli allievi è troppo elevato per riuscire a rispettare le misure di mitigazione del contagio che sui mezzi pubblici prevedono la capienza ridotta a metà. Il turno unico, invece, con il consueto orario dalle 8 alle 13, resta in vigore a Cervignano, Palmanova, San Giorgio di Nogaro, Latisana, Lignano Sabbiadoro e Tarvisio, ma anche a Gorizia e Pordenone e nelle rispettive province. I dirigenti scolastici hanno inutilmente cercato fino all’ultimo di convincere i prefetti ad autorizzare il turno unico ovunque.

A loro avviso far proseguire le lezioni fino alle 15 penalizza gli studenti residenti nei comuni più distanti, che rischiano di rientrare a casa in serata. Senza contare che nelle scuole non c’è il servizio mensa. I ragazzi, infatti, saranno costretti a consumare panini e pizzette in classe. Premesso tutto ciò, soprattutto i genitori non vedeva l’ora di veder riprendere le lezioni in presenza se non altro per non dover assistere i figli trascorrere le giornate in pigiama tra lo schermo del computer e il divano. Sono stati proprio i genitori a dare filo da torcere alla Regione impugnando al Tar la delibera che prorogava fino a fine gennaio la didattica a distanza. Ovviamente, come avviene nelle scuole materne, elementari e medie nelle scuole è obbligatorio indossare la mascherina, mantenere il distanziamento sociale, igienizzarsi le mani e arieggiare spesso i locali. I singoli istituti hanno attrezzato un’aula ambulatorio da utilizzare nel caso in cui qualcuno dovesse manifestare sintomi riconducibili al Covid-19.

Dai trasporti alle misure di sicurezza, il rientro a scuola è stato studiato nei minimi dettagli per evitare possibili assembramenti. Il rischio è dietro l’angolo e il timore è che dopo aver conquistato la zona gialla, la curva epidemiologica possa riprendere a salire. L’assessore all’Istruzione si appella al senso di responsabilità, mentre il collega Graziano Pizzimenti, forte della sua delega ai Trasporti, raccomanda alle famiglie di controllare gli orari degli autobus per evitare di far arrivare con grande anticipo i ragazzi a scuola. Anche questo sarebbe un modo per favorire piccoli assembramenti in aree non controllate. Ridurre le occasioni di contagio a scuola significa evitare di far arrivare il virus in famiglia attraverso gli adolescenti.

A fronte delle numerose richieste dei dirigenti scolastici, due psicologi incaricati dall’Ordine professionale, nelle aule entreranno anche due psicologi. Con studenti e insegnanti avvieranno momenti di dialogo e condivisione per favorire l’educazione psico-emotiva della classe. «Molti – spiega la referente Valentina Segato – hanno subito lutti e contratto il virus. Si continua a vivere con la minaccia di isolamenti e quarantene e di essere l’untore di altri. Non si può far finta di nulla: almeno nelle prime settimane sarebbe opportuno evitare di subissare i ragazzi con verifiche e interrogazioni». Ben venga la ripresa parziale – sostiene anche Iztok Spetič –, «la modalità a distanza ha comportato una maggiore difficoltà a prestare attenzione per un lungo periodo». Lo stabilisce pure il protocollo sottoscritto tra il Miur e l’Ufficio scolastico regionale.


 

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