È morto Eugenio Fantin, operaio e restauratore: il virus l'ha colpito e vinto in pochi giorni

Positivo al Covid-19, aveva 74 anni. Assunto dal Comune come autista, rimase in servizio per un quarantennio 

RIVIGNANO. A Rivignano ancora una vittima del coronavirus: aveva 74 anni Eugenio Fantin, già dipendente comunale e appassionato restauratore di mobili d’epoca.

Era uno che non stava mai fermo e la sua salute era discreta raccontano amici e familiari sconcertati dal decesso. Il virus lo ha colpito e vinto in pochi giorni, insinuandosi in patologie pregresse. Era scrupoloso, Fantin, anche nel riguardarsi dal contagio. Non è bastato. Dopo un primo ricovero all’ospedale di Latisana, è stato trasferito nel reparto Malattie infettive a Udine e poi in terapia intensiva, dove è spirato.


Eugenio era nato nella frazione di Sella e da giovane aveva giocato a calcio come portiere nel Rivignano e lavorato come autista di camion per movimento terra, avendo acquisito la patente specifica durante il sevizio militare a Firenze. Era poi stato assunto in Comune come autista di scuolabus. Dopo che il servizio è stato esternalizzato, è diventato capo operaio, occupandosi dell’illuminazione pubblica: in tutto, nell’ente, 40 anni di servizio. Nel frattempo si era sposato con Elena Cosatto, di Teor, e insieme avevano messo su casa a Rivignano.

Fantin aveva fin da giovane, come riferisce il figlio Lorenzo, un grande interesse per le cose di una volta, in particolare i mobili, che acquistava nei mercatini dell’antiquariato e restaurava. Avendo frequentato solo le scuole elementari, era autodidatta in questa sua competenza del mobile antico, ma era appassionato anche di quadri, specie per soggetti come i fiori e i paesaggi lagunari. Non aveva compiuto neppure studi musicali (la sua era una famiglia numerosa e senza risorse per mandarlo a imparare la fisarmonica, che gli piaceva tanto), ma suonava la batteria insieme ad amici, con i quali aveva fondato il complesso “I tradizionali”, e con loro girava le sagre.

Da anziano, si occupava molto dei nipoti, ai quali aveva trasmesso la passione per la bicicletta e per le escursioni sulle strade di campagna. Una vita intensa dunque, cui il coronavirus ha posto fine, strappandolo all’affetto della sua numerosa cerchia parentale, molto unita. Lascia nel dolore, oltre alla moglie e a Lorenzo, che abita a Rivignano e lavora alla Union Beton, le figlie Lara di Codroipo e Roberta di Rivignano. Lo piangono i fratelli Ermanno dal Canada, Renato di Sella, Tonino di Driolassa, Angelo di Pertegada, Rosanna di Palazzolo, Milvia di Galli di San Giorgio di Nogaro, Gianni di Udine, Franco di Capriva e le loro famiglie.

I familiari ringraziano i sanitari dell’ospedale di Udine, per aver accompagnato con umanità il loro caro. I funerali venerdì alle 14.30 in duomo, il rosario giovedì 4 alle 17.30. —


 

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