Contenuto riservato agli abbonati

Si schianta contro un tiglio e muore a 34 anni: "Quell'albero lì non doveva stare", a processo tre funzionari Anas

GORIZIA. Quel grosso tiglio non doveva stare in quell’aiuola spartitraffico sulla statale 55 del Vallone, all’altezza di Savogna d’Isonzo, dove si è schiantato con la sua Seicento un giovane monfalconese, Francesco Maria Tomasso, 34 anni, perdendo la vita.

Era il luglio del 2016 e dopo quattro anni la Procura di Gorizia ha accolto le richieste della famiglia di Tomasso, assistita dallo Studio3A, chiedendo il rinvio a giudizio per un alto dirigente dell’Anas, L.N.N. 61 anni di Roma, una funzionaria del Compartimento del Fvg, S. L., 64 anni di Ronchi dei Legionari e una ingegnere triestina, C. T. 38 anni. Dopo la richiesta del sostituto procuratore il Gup Flavia Mangiante con decreto dell’11 gennaio ha fissato per il 20 aprile 2021 alle 10.30 in Tribunale a Gorizia l'udienza preliminare.

"Ci sono voluti quattro lunghi anni e mezzo, ma alla fine la magistratura ha dato ragione ai familiari di Francesco Maria Tomasso, chiamando in causa direttamente l’Anas - si legge nel comunicato dello studio legale -. All’indomani della tragedia, i congiunti della vittima erano subito stati tormentati da tanti interrogativi. Perché è vero che si è trattato di una fuoriuscita autonoma per una perdita di controllo dell’auto, di cui non si conosceranno mai le ragioni, ma è anche vero che con ogni probabilità le conseguenze sarebbero potute essere molto meno devastanti se Francesco Maria e la sua piccola utilitaria non avessero trovato sulla loro strada quel possente albero che troneggiava nell’aiuola spartitraffico e da cui anzi debordava, invadendo parzialmente la carreggiata, senza che vi fosse alcuna protezione e a dispetto delle norme del Codice della Strada, che imporrebbero distanze minime delle alberature dal ciglio stradale o barriere protettive. Anche perché quello di Tomasso non era il primo veicolo ad essere finito contro quel tiglio e gli abitanti della zona avevano spesso segnalato il pericolo che rappresentava".

"La Procura di Gorizia - continua la nota - tramite il pm Paolo Ancora - aveva subito aperto un procedimento penale per il reato di omicidio stradale, inizialmente contro ignoti". Successivamente erano emersi i nomi delle persone per i quali adesso si chiede il rinvio a giudizio.

Video del giorno

Crudeltà e orrore in un macello di Cremona, la video-inchiesta

Estratto di mela, sedano, cetriolo e lime

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi