La priorità ai malati gravi, obesi, over 80, professori e detenuti: ecco il cronoprogramma del governo nel dettaglio

«Presto arriveranno buone notizie dall’Europa sui contratti per i vaccini». Mario Draghi la butta lì durante il giro di consultazioni. Non scopre oltre le sue carte il premier incaricato, ma dalla struttura del Commissario Arcuri ammettono che tra Commissione Ue e aziende produttrici sono in corso trattative per implementare prima possibile le forniture, dopo i tagli annunciati nei giorni scorsi. Del resto con le dosi attualmente a disposizione più della metà degli italiani rischiano di vaccinarsi dopo l’estate.

Dando per scontata l’approvazione del vaccino Jannsen a fine marzo, in base al nuovo cronoprogramma del governo sottoposto ieri all’attenzione della Conferenza delle Regioni da qui ad agosto avremo infatti vaccinato sanitari, residenti delle Rsa, 4 milioni e 442mila over 80, personale della scuola e delle forze dell’ordine, personale delle carceri e detenuti, due milioni di persone «estremamente vulnerabili» e 17.783 mila over 55, tagliati fuori dal vaccino di AstraZeneca, per il quale non esistono sufficienti prove di efficacia sopra quel limite di età.

Per tutti gli altri se ne riparlerebbe dopo l’estate. Gli uomini di Speranza e Arcuri per ora devono fare i conti con quello che c’è e ieri hanno sottoposto il nuovo piano di vaccinazioni ai governatori, che hanno dato un sì di massima al documento, con più di una richiesta. Prima di tutto quella di chiedere all’Aifa «di valutare la possibilità di estendere l’utilizzo del vaccino Astazeneca anche alla popolazione over 55 in assenza di patologie importanti». Con lo stesso vaccino i governatori chiedono poi di immunizzare da subito il personale scolastico e universitario. Ma l’assessore alla sanità del Lazio, Alessio D’Amato e il governatore campano De Luca hanno detto a chiare lettere che il piano così com’è risulta di difficile applicazione perché richiede di andare a chiamare uno a uno quei due milioni di pazienti «estremamente vulnerabili», che nemmeno tutti i medici di famiglia sanno chi siano.

E il Lazio infatti ha già deciso di adottare la strategia israeliana, che è quella di fare casomai meno bene ma più in fretta, chiamando le persone a immunizzarsi per fasce di età, senza andare troppo per il sottile. Il nuovo Piano vaccinale entra invece nel dettaglio soprattutto nello stilare l’elenco «ultrafragili», che secondo gli uomini del commissario Arcuri toccherà ai medici di famiglia contattare, ferma restando la possibilità di prenotare il vaccino dai siti regionali. Dopo gli over 80 il Piano mette infatti loro in prima fila nella corsa all’immunizzazione con i vaccini Pfizer e Moderna, specificando minuziosamente chi si metterà in testa alla fila. Perché le patologie sono quasi tutte quelle croniche delle quali soffrono ben più di 10 milioni di italiani, ma poi si specifica chi è esposto a massimo rischio in caso di impatto con il Covid.

Tra le malattie respiratorie figura chi soffre di fibrosi polmonare idiopatica e patologie che necessitano dell’uso di ossigeno. Poi c’è chi ha uno scompenso cardiaco avanzato e pazienti «post choc cardiogeno». Tra i malati neurologici rientrano quelli con Sla, sclerosi multipla, paralisi cerebrale infantile, patologie disimmuni, pazienti in trattamento con farmaci biologici o immunodepressivi. Nel qual caso hanno diritto al vaccino anche i loro conviventi. Tra i diabetici sono ricompresi quelli con forma giovanile e di tipo 2, «che necessitano di almeno 2 farmaci ipoglicemizzanti orali o che hanno sviluppato una vasculopatia periferica» grave.

Nella lista c’è anche chi soffre di fibrosi cistica, dializzati, persone con malattie del sistema immunitario con grave compromissione polmonare o marcata immunodeficienza o ancora immunodepressione secondaria. Categoria nella quale rientrano persone con Hiv, trapiantati, persone in chemioterapia o con linfoma che abbiano una carenza di linfociti T. In tutti questi casi si vaccinano prima anche i conviventi. La lista prosegue con i malati di cirrosi epatica, chi ha subito ischemie che ne hanno compromesso l’autonomia, infartuati nel 2020 o negli anni precedenti, ma in tal caso solo i più gravi. Poi si prosegue con gli onco-ematologici in terapia con immunosoppressivi o mielosoppressivi, talassemici e persone con sindrome di Down. Seguono i trapiantati a tre mesi da trapianto, quelli che hanno avuto fenomeni di rigetto e coloro che sono in lista di attesa. Concludono l’elenco i grandi obesi.

«È chiaro che l’onere di contattare tutti questi pazienti ricadrà sui centri specialistici che li hanno in carico» commenta Gianpiero D’Offizi, primario epatologo del centro trapianti dello Spallanzani. L’importante è che qualcuno avvisi i medici specialisti che l’onere della chiamata spetterà a loro.

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