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Addio “Dinca”, il decano degli alpini: per una vita intera custode della storia partigiana

AMPEZZO. Nell’intervista del centenario al Messaggero Veneto, Dante Candotti, detto “Dante di Rose”, partigiano e memorialista carnico, puntualizzò che si sarebbe adoperato per festeggiare i 108 anni. Da galantuomo ha mantenuto la sua promessa e se n’è andato sulla soglia dei 109 anni, per problemi di salute legati all’età, nella sua casa.

Nato ad Ampezzo, dove ha trascorso tutta la vita, il 28 maggio 1912, Candotti a soli tre anni aveva udito il rombo dei cannoni, passando indenne attraverso le difficoltà della Prima guerra mondiale, assieme ai due fratelli e alle due sorelle. A diciannove anni aveva prestato servizio di leva, legandosi al valore civile rappresentato dal corpo degli alpini. «Mio padre ha vissuto tutta la vita per i suoi ideali e non ha mai trovato nulla che calcolasse più prezioso della sua libertà – racconta commossa la figlia Annie –, socialista convinto, decano degli alpini, ha conservato fino alla fine la sua coerenza». «L’anno scorso aveva seppellito il figlio Luigino. Aveva 72 anni lo zio – racconta il nipote, Ludovico Centis 40 anni, figlio di Annie e che l’aveva reso bisnonno con il piccolo Giorgio Bruno Dante –. Appassionato di geografia e di luoghi esotici, lo zio mi ha insegnato l’importanza del viaggio e la curiosità di conoscere».


Candotti aveva scritto un libro, di suo pugno, poco prima di compiere cent’anni. «Nel suo libro “Memorie” – prosegue la figlia –, scritto tra i 97 e 98 anni di suo pugno, aveva voluto testimoniare i ricordi dei tragici eventi della guerra del 1939-45 e l’eccezionalità della sua esperienza». Nel 1939 Candotti era stato richiamato come dattilografo a Durazzo per la campagna in Albania, con il battaglione Tolmezzo. Al ritorno in patria nel 1943, dopo il congedo con il grado di sergente, si era unito alle fila dei partigiani.

Il suo nome da civile e da combattente – “Dinca” – era già sulle liste nere delle Ss per aver aiutato il fratello partigiano Mario, con cui prenderà parte alla Resistenza. Il 25 aprile sarà “Dinca” a portare lassù, tra quei combattenti esuli, la notizia della Liberazione. Impiegato dagli anni drammatici della guerra fino alla pensione, nel servizio dell’anagrafe del Comune di Ampezzo, conserverà tutta la vita la passione per la storia e la lettura. Vicesindaco dal 1975 nella giunta di Claudio Troiero, non aveva smentito allora ne mai la sua appartenenza al partito socialista. Vedovo dal 1996 della moglie Antonietta, era diventato ancor più il beniamino della comunità di Ampezzo e dintorni, dilettando la sua gente con la storia del suo vissuto.

Negli ultimi cinque anni, in cui gli acciacchi e l’età si erano fatti sentire, sono state le due figlie Annie e Manuela (rispettivamente classe 1950 e 56) a seguirlo ed accudirlo. «Nostro padre era un uomo fondamentalmente sereno – raccontano commosse le figlie –. L’intelligenza acuta e il suo carattere gli hanno permesso di passare indenne attraverso le vicissitudini della sua lunga esistenza. Amava mangiare, era leggendario il suo appetito e cercava i cibi speziati e nutrienti, di cui era goloso. L’abbiamo seguito assieme giorno dopo giorno in questi ultimi anni, coccolandolo e viziandolo».

Con Dante Candotti se ne va un pezzo di storia, un lungo album di fotografie di vita accompagnata dall’affetto della comunità di Ampezzo dove oggi, alle 14.30, saranno celebrati i suoi funerali, partendo dalla casa di famiglia.

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