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Le elezioni comunali verso lo slittamento: due giornate di voto in autunno

La Regione si adeguerà alle disposizioni dello Stato. Alle urne sia domenica sia lunedì

UDINE. L’ufficializzazione avverrà nel giro di qualche settimana, ma è molto probabile che la pandemia farà slittare anche in Friuli Venezia Giulia – come ormai pare certo nel resto d’Italia – le amministrative di primavera che in regione porteranno alle urne i cittadini di 33 Comuni sotto i 15 mila abitanti e di quattro sopra questa quota, comprese le partite principali della tornata chiamate Trieste e Pordenone.

Il Friuli Venezia Giulia, lo ricordiamo, possiede potestà primaria in materia di elezioni locali e, dunque, può liberamente decidere quando mandare al voto i propri enti, Regione compresa, a patto che la data scelta rientri nelle finestre elettorali definite per legge. Per quanto riguarda la primavera, in particolare, questo lasso temporale è compreso tra il 15 aprile e il 15 giugno con la giunta che, per il 2021, stava seriamente pensando di puntare sulla data di domenica 23 maggio – quindi in giornata singola – per il turno unico dei Comuni minori e il primo di quelli sopra i 15 mila abitanti con gli eventuali ballottaggi, soltanto per questi ultimi previsti il 6 giugno.



La pandemia e il rischio di ulteriori strette, però, stanno spingendo il Governo – che invece ha potestà legislativa per fissare le date delle elezioni nelle Regioni ordinarie – verso lo spostamento degli appuntamenti elettorali di primavera, come peraltro già avvenuto lo scorso anno, posticipandoli all’autunno. Il rischio di ulteriori strette a livello nazionale, d’altronde, è sotto gli occhi di tutti, ma in fondo esiste anche una motivazione squisitamente politica e che porta al Quirinale.

Nelle motivazioni che hanno portato Sergio Mattarella a chiamare Mario Draghi al Governo e a non mandare il Paese alle urne c’è anche stato il fatto – come dichiarato dallo stesso Capo dello Stato – che campagne elettorali e code ai seggi rischiano di riportare in alto la curva dei contagi. Votare per le amministrative tra maggio e giugno, quindi, significherebbe smentire questa impostazione e alimentare anche le polemiche di quanti, specialmente a destra, si sono posti all’opposizione dell’attuale esecutivo.

Detto, dunque, che il Governo con ogni probabilità fisserà per l’autunno le Amministrative nelle Regioni ordinarie, lo stesso si appresta a fare l’assessore alle Autonomie locali Pierpaolo Roberti. Il metodo scelto, tra l’altro, dovrebbe essere quello di un possibile emendamento alla legge “Omnibus” che il centrodestra sta preparando, che dovrebbe approdare in Aula a fine marzo e nel quale verrà inserita una nuova finestra elettorale per l’autunno. In quel testo Roberti ha già deciso di inserire il ritorno alla doppia giornata di voto – domenica e lunedì –, l’annullamento della necessità di raccogliere le firme per presentare una lista elettorale nei Comuni sotto i 3 mila abitanti e il dimezzamento, invece, delle sottoscrizioni necessarie in quelli maggiori.
 

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