Coronavirus, un anno dopo il primo decesso. Crisanti: non è finita, siamo alla vigilia della terza ondata

L'infettivologo che intervenì sul primo focolaio del Veneto ha partecipato alla cerimonia in collegamento video da Londra

VO'. "A un anno da quel 21 febbraio speravo di essere qui a celebrare, e invece sono qui a dire che siamo alla vigilia di una terza ondata". È intervenuto così Andrea Crisanti, direttore della Microbiologia di Padova, all'evento che a Vo' oggi ricorda l'anno di pandemia. Crisanti, in collegamento da Londra, ha ricordato l'impegno svolto dall'Università di Padova nella prima zona rossa di Vo' e le varie campagne di tamponi e prelievi svolti nel "primo focolaio del Veneto".

Non sono mancate le stoccate all'attuale gestione dell'emergenza in Veneto e in Italia: "In Australia per 5 casi hanno messo in lockdown serio 2 milioni di persone. Serio, non come le nostre zone rosse. Hanno effettuato migliaia di tamponi. Oggi in Australia, in Nuova Zelanda e a Taiwan si gira senza mascherina grazie a misure come queste".

E ancora: "Misure come queste sono difficili da attuare qui, per le molte pressioni e per l'incoerenza di certe scelte".

Crisanti ha inoltre affermato come "la variante inglese abbia raggiunto il 35 per cento di diffusione in solo sei mesi. Il vaccino difende dalla variante inglese, ma questa comporta l'innalzamento della soglia delle persone da immunizzare. Se prima servivano 40 milioni di persone, oggi dobbiamo arrivare almeno a 44. I soli 3 milioni di vaccinati oggi non servono a niente: dobbiamo praticamente ricominciare daccapo".

E infine: "Altre varianti sono decisamente più resistenti al vaccino. Dobbiamo avere la responsabilità di non fare uscire questi virus e l'unica ricetta è la strada del lockdown strettissimo come quello della prima zona rossa di Vo'".

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