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La rivincita dei rifugi, già pronti per i turisti

Si è svegliato un pendolarismo quotidiano che ha compensato le gite sociali del Cai soppresse per la pandemia

Unità, senso di responsabilità, cambio di passo, formule spese senza risparmio a livello nazionale, trovano péndant e attuazione concreta da parte dei gestori dei rifugi alpini della regione.

Qualcuno è già pronto, malgrado la chiusura degli impianti, altri si stanno preparando, in anticipo sui calendari abituali.


Giovedì pomeriggio, all’hotel “La Rosa” di Tolmezzo, si è svolta una riunione che ha visto rinnovato i vertici di Assorifugi, l’associazione di categoria, anche nell’ottica di un ripensamento dell’attività.

Si era inizialmente ipotizzata una divisione in aree (Tarvisiano, Carnia e Pordenonese), con un triumvirato, ma poi l’impianto è rimasto quello tradizionale, e allo storico presidente Stefano Sinuello, che conduce il “Pelizzo” al Matajur, è subentrato Bernardo Gasparini, del “Valinis” sull’omonima cima di Val Meduna.

Dopo settimane di contatti telematici, per il passaggio delle consegne si è arrivati a una formalizzazione in presenza. «Ben distanziati, hanno partecipato alla riunione venti gestori, decisamente più del solito. Da un po’ tentavo invano di trovare un successore, dopo ventotto anni tra vicepresidenza e presidenza», dice Sinuello. «Stavolta ci sono riuscito, grazie a un entusiasmo che risponde alla richiesta da parte degli utenti vecchi e nuovi. Un’opportunità, questa, da valorizzare al meglio».

Che le misure restrittive in atto nel Paese avessero ridestato l’interesse ad andar per monti era apparso evidente già la scorsa estate. «Soppresse per ragioni sanitarie le gite sociali del Cai e degli altri sodalizi, e conseguentemente quasi azzerati i pernottamenti, si è svegliato un pendolarismo quotidiano che li ha compensati», dice Gasparini. «Anche in questi giorni arrivano frequenti le telefonate per sapere quando saremo in attività. Per ora abbiamo riaperto la strada, poi ci vorranno due o tre settimane per lavori di manutenzione e sanificazione, ma metà di marzo contiamo di riaprire».

C’è peraltro chi lo ha già fatto: il “Di Brazzà” ai piani del Montasio e il “Pradut” sulla dorsale del Resettum, funzionano nei week end, e provvederà presto anche il “Tolazzi”, sopra Collina, che ha aperto un camminamento-tunnel nel manto nevoso.

«Sono un neofita, conto sull’esperienza di chi mi ha preceduto e sulla collaborazione di alcuni giovani pieni di voglia di fare, come Federico del “Chiampizzulon”, la Valentina del “Di Brazzà”, la Renata del “Calvi”. Adesso prenderò contatto con tutti i soci per verificare calendari e progetti, compatibilmente con le norme che vengono periodicamente aggiornate», dice ancora Gasparini.

C’è da aspettarsi che i rifugi raggiungibili su percorsi non a rischio valanghe riprendano a funzionare a inizio primavera. Occorrerà salire a piedi, con ciaspole e ramponcini, ma – assicurano i gestori – è una pratica che sta prendendo sempre più quota e fa scoprire altre soddisfazioni.

«La pandemia ha gettato una nuova luce sulla montagna, che viene preferita al mare perché garantisce un distanziamento spesso impossibile sulle spiagge. C’è da usare la fantasia per progettare un’offerta nuova, la domanda già esiste», osserva Sinuello.

«Faremo squadra, riprenderemo, e possibilmente implementeremo, le nostre attività tradizionali, “Girarifugi” e “Note e Parole in Rifugio”, pensiamo anche a una guida in collaborazione con Tabacco, storico editore di carte topografiche», conclude Gasparini. «Conto molto sulla collaborazione di Promoturismo Fvg, con cui mi sono positivamente confrontato quando, due anni fa, abbiamo organizzato in regione il campionato mondiale di volo in deltaplano».

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