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Impresa edile vince contro il Fisco e risparmia più di 200 mila euro

In appello la Commissione tributaria regionale ha dato ragione alla ditta: imposta non più esigibile

PORDENONE. Un’impresa edile ha battuto il Fisco, riuscendo a risparmiare oltre 200 mila euro di tasse. La Commissione tributaria regionale ha accolto l’appello della società, dando ragione alla Copat costruzioni srl di Porcia, assistita dall’avvocato Mattia Matarazzo.

Cosa dice la sentenza? L’imposta di registro su un trasferimento immobiliare non è più esigibile, perché sono trascorsi più di 5 anni dall’attribuzione della proprietà dei terreni.

Le radici del complesso contenzioso affondano nel 2005, quando quattro fratelli hanno promesso in vendita alla Copat costruzioni srl la proprietà dei loro terreni a Pordenone per 2,5 milioni di euro. È sorta poi una controversia fra le parti sul valore dei terreni. La società ha chiesto una riduzione del prezzo, lamentando servitù e oneri non dichiarati, solo uno dei fratelli l’ha accettata.

L’impresa edile ha quindi intentato una causa civile agli altri tre proprietari per ottenere uno “sconto”. Il tribunale di Pordenone, nel 2010, ha rigettato la domanda della ditta, le ha trasferito la proprietà dei terreni al prezzo pattuito in origine e ha disposto che la società effettuasse il pagamento entro 2 mesi dal passaggio in giudicato della sentenza. La causa civile è proseguita per altri 8 anni, fino alla Cassazione, che di fatto ha confermato il verdetto di primo grado.

Già nel 2011 l’Agenzia delle entrate aveva chiesto alle parti di pagare l’imposta di registro sul trasferimento immobiliare. In autotutela la Copat costruzioni, anche a nome dei fratelli, aveva però chiesto e ottenuto dal Fisco l’annullamento parziale dell’avviso di pagamento, obiettando che l’efficacia della sentenza era ancora sospesa. Il conto dell’Agenzia delle entrate era sceso così a 51.691 euro (l’imposta di registro proporzionale sui preliminari), regolarmente pagati.

Dopo la sentenza civile definitiva, nel 2018, la Copat costruzioni ha saldato il prezzo dei terreni. A quel punto il Fisco ha notificato un nuovo avviso di liquidazione, chiedendo il versamento di 212.857 euro, dimenticandosi però di sottrarre le somme già versate.

La ditta ha impugnato l’avviso alla Commissione tributaria provinciale di Pordenone. Il collegio in primo grado ha escluso che l’imposta non fosse più esigibile – la tassa di registro deve essere chiesta entro 5 anni – in quanto il decorso del termine doveva essere calcolato dal 2018, ovvero dal passaggio in giudicato della sentenza, quando è stato pagato il prezzo, e non dal 2010, cioè quando la proprietà del terreno è stata trasferita. L’avviso è stato, tuttavia, ridotto.

Con l’avvocato Matarazzo la Copat costruzioni si è rivolta quindi alla Commissione tributaria regionale, che ha ritenuto l’appello fondato: il fatto che con la sentenza del 2010 la causa civile non fosse ancora conclusa è ininfluente.

Come precisa lo stesso testo unico sull’imposta di registro, «gli atti in materia di controversie civili, che definiscono anche parzialmente il giudizio (...) sono soggetti all’imposta anche se al momento della registrazione sono stati impugnati».

I giudici d’appello hanno aggiunto che la tassa si paga per il titolo da registrare, non sul pagamento del prezzo. Il termine per chiedere l’imposta è dunque scaduto nel 2015.—




 

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