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Troppi tagli dei vaccini previsti per il Friuli e in regione è immunizzato solo il 3 percento della popolazione | Tutti i dati

UDINE. La differenza, alla fine, la fa sempre il metro di paragone scelto per definire l’andamento di un piano o un programma. Un discorso, questo, che vale anche in relazione alla campagna vaccinale dove l’Italia si trova dietro soltanto a Germania e Francia quanto a dosi inoculate in Unione europea, ma è appena al 13° posto complessivo di una classifica in cui dominano gli Stati Uniti con oltre 63 milioni di iniezioni: 18 volte in più le più o meno 3 milioni e 500 mila italiane. Colpa, essenzialmente, delle ben poche dosi fin qui consegnate in un Paese, il nostro, all’interno del quale spicca comunque (sempre tenendo conto del già citato metro di paragone che in questo caso sono le altre Regioni) la performance del Friuli Venezia Giulia.
 
 
 

Le dosi consegnate in due mesi
Nel panorama italiano, che come detto dovrebbe e potrebbe essere migliore, il Friuli Venezia Giulia, tutto sommato, non può lamentarsi. Complessivamente – i dati fanno riferimento a domenica – in meno di due mesi sono state consegnate 116 mila 965 dosi di vaccino tra quelle preponderanti di Pfizer (101 mila 665), AstraZeneca (10 mila 900) e Moderna (4 mila 400). La regione, quindi, rappresenta il secondo territorio maggiormente fornito – dopo la Provincia di Bolzano – in proporzione alla popolazione con un valore di 9 mila 625 dosi ogni 100 mila abitanti.

E questo, essenzialmente, grazie a due accordi chiusi in sede di Conferenza delle Regioni. Il primo ha riguardato il recupero di quasi 6 mila dosi di Pfizer – dopo l’iniziale taglio di forniture del 54% deciso unilateralmente dalla casa farmaceutica a fine gennaio –, mentre il secondo ha prodotto la suddivisione delle forniture dell’azienda americana per la fase 2 in base all’età media della popolazione residente. Considerato, pertanto, che con i suoi 108 mila over 80 il Friuli Venezia Giulia è la seconda regione più vecchia d’Italia, dopo la Liguria, bene si capisce come, in percentuale, abbia potuto beneficiare di più fiale Pfizer.


 
 
IL PUNTO
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In relazione alle somministrazioni complessive, poi, al momento è stato coperto con almeno una prima iniezione il 7,49% della popolazione, e la regione è quarta in Italia, mentre per la seconda dose la percentuale scende al 2,86% e il Friuli Venezia Giulia scivola al quinto gradino della classifica nazionale.
 
Il caso AstraZeneca
La mancata accelerazione della campagna vaccinale sconta anche i ritardi e le problematiche sul vaccino di AstraZeneca. Il problema, in questo caso, è frutto prima di tutto del taglio delle forniture attese in Italia nel primo trimestre dell’anno da parte dell’azienda anglo-svedese e, poi, del recente annuncio della riduzione del 10% delle fiale in consegna nel corso di questa settimana che in regione varrà una rinuncia a mille 200 dosi.
 
 
Se a questo, inoltre, ci aggiungiamo il “balletto” sull’età di utilizzo del vaccino – con l’Aifa che finora ha annunciato, ma non ancora ufficializzato l’innalzamento a 65 anni del tetto d’impiego – e le polemiche sulla privacy degli insegnanti, che hanno prodotto una perdita di tempo di almeno una settimana, il cerchio è completo. AstraZeneca, tra l’altro, è il primo vaccino che Stato e Regioni vorrebbero fosse utilizzato dai medici di base, perché non necessita della catena del freddo per la sua conservazione e prevede un richiamo a tre mesi di distanza dalla prima iniezione.
 
L’attesa per Johnson&Johnson
Gli occhi di gran parte degli esperti, adesso, sono puntati su Amsterdam dove – come comunicato ufficiosamente – l’11 marzo l’Ema, cioè l’ente regolatore europeo, dovrebbe autorizzare un quarto vaccino per l’Unione europea, quello di Johnson&Johnson. Un via libera che potrebbe essere particolarmente importante per l’Italia e per il Friuli Venezia Giulia sia perché parliamo del primo vaccino monodose – con una copertura dichiarata all’85% per le forme gravi di Covid –, sia perché ha il vantaggio di poter essere conservato a una temperatura da frigorifero per tre mesi e per due anni a -20°. E l’Italia aspetta la consegna di oltre 23 milioni di dosi entro settembre.

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