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Dentro l'ex Safau di Udine: il progetto per rimettere in sesto l'acciaieria e restituirla alla città

UDINE. L’obiettivo sul lungo periodo è restituire alla città l’area dismessa dell’ex acciaieria Safau nell’ambito del progetto “Udine 2050”. Nel breve, però, grazie alla disponibilità della proprietà, la Rizzani De Eccher, già la prossima estate, una parte dell’immensa superficie incastonata tra via Milazzo, via Catalafimi e via Lumignacco, potrebbe tornare a nuova vita ospitando un evento di carattere culturale.

Viaggio nell'ex acciaieria Safau di Udine



La proposta è stata lanciata dall’assessore Fabrizio Cigolot durante il sopralluogo effettuato insieme alla collega di giunta Giulia Manzan, alla proprietà e a una rappresentanza di ex lavoratori in occasione dei 70 anni dalla prima colata del forno Martin Siemens (ancora esistente). Nella notte tra il 23 e il 24 febbraio 1951, infatti, prese il via una rivoluzione che fece diventare Udine punto di riferimento per la siderurgia a livello nazionale.

«Mi piacerebbe tornare qui in estate con un evento teatrale per cominciare a rifrequentare questo luogo», ha detto Cigolot. Ipotesi che Giovanni Ciaravola, amministratore delegato del settore immobiliare di De Eccher, non ha escluso: «Ne possiamo parlare». La visita di ieri è frutto dalla mappatura delle aree dismesse effettuata dal servizio urbanistico del Comune di Udine: «Anche la ex Safau è rientrata in questo elenco – spiega l’assessore Manzan – spingendo Bruzio Bisognano dell’associazione Amîs de Safau, a farsi avanti, facendomi conoscere la storia di questo luogo che oggi ha un grande valore dal punto di vista dell’archeologia industriale. Coinvolgendo il collega Cigolot, con l'obiettivo di riaccendere i riflettori sulla Safau, abbiamo deciso di realizzare una mostra in castello per riportare alla memoria ciò che questa acciaieria ha rappresentato per la città, per il suo tessuto sociale e per la sua economia».

Dal punto di vista strategico, l’ex Safau è al centro anche del progetto “Udine 2050”, che attraverso l’interramento della linea ferroviaria, oggi ostacolo all’accesso diretto all’ex area industriale, potrebbe dare il via al riempimento di questo “vuoto urbano”.

Tra le ipotesi sul piatto ci sono l’insediamento di zone per la ricerca e spin-off tecnologico, uffici e servizi di interesse sovracomunale, un polo intermodale del trasporto pubblico su ferro, un'area verde attrezzata per mercato temporaneo. Per ora di concreto c’è l’emozione di chi ha passato metà della propria vita alla Safau, e che oggi ha avito modo di rimetterci piede per la prima volta dopo la chiusura avvenuta nel 1988: «Ero capo turno in acciaieria – ha raccontato Carlo Bertolissi –. Poter tornare qui è una grande emozione. Negli anni ’80 eravamo in mille qui. Una vera cittadella produttiva. Oggi è una desolazione, ma un tempo qui sorgeva uno dei punti più vivaci della città». 

 

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