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Un anno di Covid in Fvg: per effetto dei vaccini crollano i casi di infezione in ospedali e case di riposo

Nelle residenze per anziani i positivi passati dagli oltre mille di novembre ai 162 di febbraio. Trend analogo anche per il personale della sanità

UDINE. La pandemia ha picchiato duro in Friuli Venezia Giulia tra novembre e gennaio, con il coronavirus. I numeri sui ricoveri in terapia intensiva, i decessi e i casi di contagio tra il personale sanitario e gli ospiti delle strutture per anziani, non mentono.

E spiegano plasticamente perché, al netto di un’attività di diagnostica (leggi: tamponi) poderosa nelle cifre e con pochi eguali in Italia, la nostra regione è finita per settimane tra quelle considerate più esposte.

L’inversione di tendenza tuttavia c’è: nelle ultime tre settimane gli indici con cui si misura l’evoluzione dell’emergenza sanitaria sono via via migliorati, con una diminuzione marcata dei contagi che riguarda in particolare le case di riposo e il personale che opera nelle strutture sanitarie: due categorie che – e non può evidentemente essere un caso – hanno già completato la profilassi anti-Covid, ricevendo la doppia dose di vaccino. Il quadro è stato tracciato ieri nel corso di una riunione della terza commissione consiliare regionale Salute dal vicepresidente della Regione, Riccardo Riccardi.


Nelle case di riposo
«Dalla seconda settimana di gennaio di quest’anno il tasso di infezione complessivo è diminuito in maniera costante, con un calo rilevante tra gli over 85: si tratta della dimostrazione dell’efficacia dell’importante campagna vaccinale condotta a favore degli ospiti delle strutture residenziali per anziani», ha rilevato Riccardi. Proprio nelle case di riposo si registra il decremento più rilevante di nuovi contagi. Sembrano dunque definitivamente lontane le terribili settimane di novembre, quando nelle residenze per anziani si raggiunse in appena trenta il giorni il numero rilevante di 1.703 contagi.

La flessione, graduale nei mesi di dicembre e gennaio (rispettivamente 1.079 e 917 casi) diventa netta a febbraio, con i primi effetti del vaccino Pfizer-Biontech somministrato agli ospiti delle case di riposo: dall’inizio del mese a lunedì il numero totale di contagi registrati è di appena 162, con la percentuale di anziani positivi che è passata dal 9,9 di novembre all’attuale 2,1.

Nelle strutture sanitarie
Una tendenza ricalcata anche nell’evoluzione dell’andamento dei contagi tra medici, infermieri e personale che opera nelle strutture sanitarie. I casi di nuove infezioni, cresciuti fino a 950 in un mese a dicembre, è drasticamente sceso a 114 nelle prime tre settimane di febbraio, con l’effetto delle vaccinazioni che si è fatto sentire già il mese scorso (584 nuovi casi). Così si è passati da una media giornaliera di 30 nuovi contagi a quella attuale, che supera di poco i 6 casi al giorno.



I ricoveri
Sono significativamente diminuiti nelle ultime settimane i ricoveri per Covid-19 negli ospedali della regione. Il picco è stato registrato a dicembre, quando in 31 giorni il numero di nuovi ingressi di pazienti nei reparti ha toccato quota 2.278, scesi a 2.148 a gennaio e crollati letteralmente in queste prime tre settimane di febbraio, con 850 nuovi accessi e la pressione sulle strutture ospedaliere che si è finalmente alleviata.

Tant’è che il 9 febbraio, per la prima volta dopo quasi tre mesi la percentuale di occupazione dei posti letto Covid è scesa sotto il 40 per cento, soglia di guardia fissato dai parametri della cabina di regia del Ministero della Salute anche per l’attribuzione della fascia di rischio delle regioni. La situazione, insomma, è tornata ai livelli di inizio novembre, quando la seconda ondata doveva ancora esplodere in tutta la propria violenza.

I decessi
Le statistiche sulle morti per Covid dicono che il Friuli Venezia Giulia vanta uno dei peggiori indici di mortalità in Italia: con 73 mila casi positivi e 2.764 decessi, il rapporto si attesta al 3,7 per cento, tre decimi di punto in più rispetto alla media nazionale.

L’indice peggiore è quello della Valle d’Aosta (5,2), seguita da Lombardia, Liguria, Piemonte ed Emilia Romagna, che precedono il Fvg. «Anche in merito a questi dati deve essere tenuto conto dell’importante lavoro di individuazione del virus che ha permesso di stabilire come causa della morte il Covid-19», ha rimarcato l’assessore regionale alla Salute.

Il trend attuale
Riccardi ha spiegato che «i dati rimarcano che a gennaio c’è stato forte aumento dell’incidenza tra 19 e 24 anni, la quale ha inciso sull’adozione delle misure di contenimento dell’epidemia emanate dalla Regione, mentre a partire dalla prima settimana di febbraio l’unico indicatore in crescita è quello del numero di infezioni ogni centomila abitanti tra i bambini di età compresa tra 3 e 5 anni.

Ciò non rappresenta assolutamente un aumento del rischio per i bambini, ma incide sul rischio di contagio per gli anziani e i famigliari che sono a contatto con i bambini».

Confrontando i dati delle prime tre settimane di febbraio, pur rimanendo sostanzialmente stabile il numero di tamponi eseguiti, ovvero circa 50 mila, i casi positivi sono passati da 2.578 (dal primo al 7 febbraio) a 2.036 (8-14 febbraio) e a 1.815 (15-21 febbraio), con un costante calo dell’incidenza passata negli stessi intervalli di tempo da 212, 8 casi per 100 mila abitanti a 168,1 e a 149,8».

Sul fronte dei ricoveri il vicegovernatore ha spiegato che «l’occupazione media delle aree mediche Covid-19 è calata da 521 (dal primo al 7 febbraio, con un’incidenza di 43 persone ogni 100 mila abitanti) posti letto a 414 (8-14 febbraio con un’incidenza di 34,2 persone ogni 100mila abitanti) e a 350 (15-21 febbraio con un’incidenza di 28,9 persone ogni 100 mila abitanti), mentre in terapia intensiva i ricoveri medi registrati sono stati 63 dal primo al 7 febbraio (con incidenza di 5,2 persone ogni 100 mila abitanti), 61 dal 8 al 14 febbraio (con incidenza di 5 persone ogni 100 mila abitanti) e 57 la scorsa settimana (con incidenza di 4,7 persone ogni 100 mila abitanti).

In merito a quest’ultimo dato è però importante tenere conto che le aree mediche hanno un maggiore turnover di pazienti, dato che le loro condizioni sono meno gravi, mentre il periodo di ricovero nelle terapie intensive è più lungo per la gravità della malattia.

Mediamente l’occupazione in area medica a febbraio è scesa dal 40,8 per cento dei posti letto disponibili, al 32, 4 per cento fino a 27,4 per cento, mentre per le terapie intensive si è passati dal 36 per cento al 34, 9 per cento al 32,6 per cento.

Per quanto concerne, infine, i decessi dall’inizio di febbraio, sempre considerando il dato medio settimanale, è stato registrato un miglioramento significativo di decessi, passati dai 167 registrati tra il primo e il 7 febbraio, ai 132 dal 8 al 14 febbraio, ai 71 nella settimana dal 15 al 21 febbraio, con rapporto tra decessi e casi positivi passato dal 6,5 delle prime due settimane al 3, 9 della terza.



L’andamento delle vaccinazioni
A lunedì in Fvg erano state somministrate 93.208 dosi di vaccini anti-Covid. Hanno completato il ciclo completo con il richiamo 35.262 soggetti mentre 23. 684 sono le persone a cui è stata somministrata la prima dose. Come ha illustrato lo Riccardi, 23. 765 immunizzate sono donne, mentre 11. 497 sono uomini.

Nell’ambito delle classi d’età quella tra i 50 e 59 anni è in cima alla graduatoria come quella più vaccinata (11.301), seguita dalla fascia 80-89 (11.201) e dalla 40-49 (9.731). Relativamente alle categorie, la quasi totalità (98 per cento) degli operatori sanitari e socio sanitari è stata immunizzata; sono stati vaccinati poi il 57 per cento degli ospiti di strutture residenziali, il 58 per cento del personale non sanitario e il 10 per cento della platea complessiva degli over 80. In particolare per quest’ultima fascia 10.654 sono già stati vaccinati e per oltre 60 mila è stata programmata la somministrazione.

«Il dato importante relativo alla prima fase – ha specificato Riccardi –, quella relativa al personale medico sanitario e agli ospiti e operatori delle case di riposo, è che su una base potenziale (al netto, tra gli altri, di quelli già colpiti dal virus) di circa 48 mila persone da vaccinare si è raggiunta un’adesione superiore al 90 per cento. A tal riguardo, il fatto che sia stato compiuto un lavoro importante è testimoniato dalla percentuale (circa il 20 per cento) di chi si sottoponeva in passato alla vaccinazione antinfluenzale». A pieno ritmo anche la vaccinazione nelle università.


 

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