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Fallimento Seleco, il passivo è lievitato a quasi 36 milioni: creditori rischiano di non avere indietro nulla

Si è chiusa ieri la verifica sullo stato passivo della Seleco spa, storico marchio pordenonese dei televisori, dichiarata fallita dal tribunale di Milano il 9 maggio 2019. Rispetto alle previsioni iniziali, il buco è lievitato considerevolmente, arrivando a quasi 36 milioni di euro.

Continua nel frattempo la liquidazione dell’attivo, ma al momento risulta totalmente incapiente. Fonti vicine al tribunale riferiscono che i soldi non basteranno nemmeno per pagare i creditori privilegiati, forse riusciranno a coprire solo le prededuzioni.


Che ne è stato allora del patrimonio della società fallita? Su questo ed altri aspetti sta indagando la procura di Milano. L’inchiesta, sulla quale c’è il più fitto riserbo, non è ancora conclusa.

Complessivamente si sono insinuati nel fallimento invece circa 130 creditori. Già due anni fa si era delineata un’esposizione significativa nei confronti dei settori bancario e finanziario, verso consulenti di marketing, advisor e legali. Pesa in modo consistente il ceto bancario per l’entità dei crediti avanzati.

Nella proposta di concordato preventivo, poi tramontato, lo stato passivo di Seleco spa si attestava sui 17 milioni di euro. A conclusione dei conteggi, la cifra è più che raddoppiata.

La verifica dello stato passivo è cominciata il 2 dicembre 2019 davanti al giudice delegato Alida Paluchowski. È stato nominato curatore fallimentare l’avvocato Luigi Carlo Ravarini. Si attende ora il consolidamento del passivo.

Fra i creditori figurano varie società sportive e alcuni giocatori che avevano stipulato con Sèleco spa contratti di sponsorizzazione e non hanno ricevuto i soldi pattuiti. Nell’elenco delle istanze di insinuazione c’erano anche Udinese, Lazio, Salernitana, Cuore Napoli basket, l’associazione sportiva nuoto Catania.

Nata nel 1965 dalla divisione elettronica della Zanussi, la Seleco spa negli anni d’oro impiegava duemila dipendenti e si era imposta in Europa al quarto posto nella produzione di televisori e videoregistratori. Poi il declino, che aveva portato al primo fallimento nel 1997. Venti anni dopo, il tentativo di rilancio del marchio nel campo delle smart tv con una nuova cordata imprenditoriale, naufragato nel 2019. —



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