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Fondata “Terre dei fradej”, la startup dei fratelli Gelisi che coltiva viti biologiche

PORDENONE. Al Podere Gelisi con l’approssimarsi della primavera sboccia la terza generazione di vitivinicoltori. I tre giovani figli di Sergio e Marzia Gelisi hanno formalizzato in Camera di commercio l’avvio di una startup che gestirà un vigneto biologico. Il noto marchio di San Quirino, inoltre, ha stretto un accordo con l’antica distilleria Da Ponte di Conegliano che curerà la promozione e la commercializzazione delle undici varietà di vini prodotti alle Villotte.

“Terre dei fradej” è il nome dell’azienda di nuova costituzione. Un nome non casuale, dal duplice significato: fradej, in istriano significa fratelli, e i tre giovani intendono così ricordare le radici, la provenienza del nonno Antonio, esule istriano, quando con tutta la famiglia nel 1960 era arrivato come molti in Friuli Venezia Giulia senza nulla e si era rimboccato le maniche dando vita a una creatura che sarebbe diventata un “impero” del vino – distribuisce in Italia, in Europa e soprattutto negli Stati Uniti – col figlio Sergio.


“Fradej” però è anche l’acronimo delle iniziali dei nomi dei tre ragazzi che hanno costituito la startup. “Fra” sta per Francesco, “De” per Deborah, “J” per Jessica.

Jessica, una laurea in economia e commercio, lavora in azienda da undici anni. Deborah frequenta il corso di laurea in enologia all’Università di Padova; dalla scuola enologica di Conegliano era uscita, caso unico allora, con 100 e lode realizzando una tesi su un “Progetto di una cantina a basso impatto ambientale. Francesco segue le orme della sorella e frequenta il primo anno del prestigioso istituto di Conegliano.

I tre “ragazzi” hanno a disposizione 33 mila metri quadrati di terreno alle Villotte di San Quirino. Hanno appena piantumato 10 mila viti: «È un segnale di ottimismo – dicono – nel momento in cui il Paese è in difficoltà e sembra non trovare ancora una strada sicura. Ci siamo messi in gioco investendo nel campo del biologico. Parliamo di investimento perché oggi seminiamo, ma il raccolto arriverà tra due-tre anni e poi proseguirà per almeno un trentennio».

Le viti produrranno refosco, qualità autoctona di vino, e cabernet franc, qualità importata in Italia a metà ottocento dalla Francia, ma ormai acquisita nel patrimonio enologico tricolore. «Ci rivolgeremo al mercato nazionale e internazionale», fanno i conti in prospettiva, producendo almeno 30 mila bottiglie l’anno.

Il Podere Gelisi Antonio, invece, ha stretto un accordo con la distilleria Da Ponte di Conegliano. «Con ben 70 rappresentanti in Italia – dice Sergio Gelisi – promuoverà sia il nostro vino – undici varietà tra refosco, cabernet franc, merlot, pinot grigio, chardonnay, prosecco, friulano, verduzzo friulano e souvignon – sia quello bio dei miei figli».

Si tratta di un accordo «che ci fa onore perché la distilleria accosterà per la prima volta ai suoi pregiati prodotti i nostri vini». Una bella sfida, in tempi incerti: «Siamo ottimisti, vogliamo coltivare una passione in quanto non crediamo si debba vivere aspettando bonus». —


 

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