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I docenti sono preoccupati e temono di infettarsi in aula, i sindacati sollecitano la Regione: "Prima della privacy c'è la salute"

Cgil, Cisl e Uil sollecitano la Regione a fare in fretta per ridurre il rischio contagio «Prima delle norme sulla privacy viene la salute, ma ora i tempi si allungano»

UDINE. «Gli insegnanti sono indignati e preoccupati, vogliono vaccinarsi subito, ma con la nuova procedura temono un inevitabile allungamento dei tempi». Prima del diritto alla privacy per le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil viene il diritto alla salute e quindi il vaccino anti Sars-Cov2. I segretari regionali e provinciali, Massimo Gargiulo (Cgil), Concettina Cupani (Cisl) e Ugo Previti (Uil) sono convinti che, alla fine, il nuovo metodo penalizzerà gli insegnanti che saranno costretti ad andare a vaccinarsi dove troveranno posto, anche fuori comune. «Saranno costretti a chiedere un giorno di permesso senza essere sostituiti» fa notare Gargiulo, ricordando che i precari non hanno diritto al permesso retribuito.

Il caso

Sarebbe stato molto più semplice far arrivare i vaccinatori a scuola come prevedeva il primo modello adottato dalla Regione. Ne è convinta anche Cupani, secondo la quale «la Regione pur di velocizzare i tempi è scivolata sulla privacy. Seppur in buona fede qualche pasticcio è stato fatto: «È risaputo che, in assenza di una norme a monte, un dato sensibile non può transitare da un’amministrazione all’altra». La segretaria regionale della Cisl-scuola si sofferma sui modelli organizzativi adottati da altre regioni, tra queste la Toscana e la Sardegna, che attraverso la creazione di un link consentono al personale della scuola di esprimere il consenso online. In Friuli Venezia Giulia, invece, abbiamo perso tempo nell’attivazione di una procedura non rispettosa della privacy». Detto questo neppure Cupani vuole seguire i Cobas nella loro battaglia contro la violazione delle norme sui dati sensibili, ma non può non dirsi «amareggiata» per quanto è accaduto.

«Sono amareggiata come lo sono gli insegnanti e tutto il personale della scuola che si sono visti limitare il diritto di accedere al vaccino prima possibile» insiste Cupani non senza evidenziare che è stato il sindacato a battersi affinché il personale della scuola potesse rientrare nelle categorie a rischio. Oggi il timore di incorrere in possibili situazioni a rischio non è all’interno degli edifici scolastici bensì all’esterno. I sindacati temono che il virus possa essere portato a scuola, non sarebbe la prima volta. Da qui la necessità di vaccinare in tempi rapidi gli insegnanti: è anche un modo per garantire la didattica in presenza.

L'ordinanza di Arcuri
«Il pasticcio è partito dall’ordinanza emessa dal commissario Domenico Arcuri, quel documento non è stato tenuto in sufficiente considerazione» insiste la sindacalista della Cisl. Cupani è ancora convinta che la prima soluzione individuata dalla Regione «era quasi perfetta, ma purtroppo ha rallentato la procedura». Pure il segretario regionale della Uil-scuola auspica che docenti e personale Ata non debbano attendere altre settimane per essere vaccinati. Intanto si preoccupa soprattutto per gli insegnanti precari non pagati da mesi. Gargiulo della Cgil, infine, chiede risposte certe ai quesiti posti dai lavoratori fragili che non sanno ancora quando potranno sottoporsi al vaccino.

Pure gli over sessantaquattrenni risultano incompatibili con il vaccino AstraZeneca. «Ci stanno chiamando in molti» ripete Gargiulo nel soffermarsi sulla mole di lavoro che, negli ultimi giorni, hanno dovuto gestire le segretarie impegnate a preparare gli elenchi che i dirigenti scolastici avrebbero dovuto inviare alle Aziende sanitarie. Detto tutto ciò i sindacalisti sperano che stamattina non si verifichino le difficoltà emerse nel giorno del debutto delle prenotazioni in farmacia per gli over ottanta

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