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Piomba nello studio dei suoi due ex legali: badante condannata

Le sono stati inflitti otto mesi per violazione di domicilio. Voleva la restituzione di un documento mai consegnato

Era piombata nel loro studio senza appuntamento e senza bussare, approfittando del portone trovato aperto, e dopo un’ora di ostinata permanenza, sorda agli inviti di uscire e incurante degli impegni professionali dei due avvocati cui aveva preteso di presentarsi, erano stati gli agenti della Questura, chiamati nel frattempo sul posto, ad allontanarla praticamente di peso. Ieri, la violazione di domicilio di cui Natalya Shabatura, 52 anni, originaria dell’Ucraina e residente in città, era stata poi chiamata a rispondere dal sostituto procuratore di Udine, Letizia Puppa, le è costata una condanna a 8 mesi di reclusione (pena sospesa con la condizionale). Tanti quanti chiesti dal pm onorario Marzia Gaspardis.

La sentenza è stata emessa dal giudice monocratico Mauro Qualizza, che ha riconosciuto alla parte offesa, gli avvocati Erica Nardoni e Michele Picco, costituitisi parte civile con la collega Gabriella Capasso, il risarcimento dei danni, calcolati in mille euro ciascuno. La difesa, che aveva invocato l’assoluzione con la formula «perché il fatto non costituisce reato», sostenendo non potersi considerare lo studio legale un domicilio ai sensi di quanto previsto dalla norma, ha annunciato appello.


L’episodio risale al 31 luglio 2017. Shabatura, che all’epoca dei fatti lavorava come badante, era stata cliente dello studio degli avvocati Nardoni e Picco per alcune vicende legate a cause di lavoro e recupero crediti. Con il passare del tempo, alla luce delle frequenti incomprensioni sorte nel corso del rapporto professionale, i legali le avevano comunicato la loro volontà di rinunciare al mandato. La sortita nello studio era avvenuta di lì a poco. Non una visita a caso, la sua: ai suoi già difensori chiedeva la restituzione di alcuni documenti e, in particolare, di un certificato di matrimonio che loro, di fatto, non le avevano mai chiesto né avevano quindi mai posseduto.

Risultato vano ogni tentativo non soltanto di spiegarle l’impossibilità di accontentare la sua richiesta, ma anche di farla uscire dallo studio, considerata peraltro l’imminenza di due appuntamenti con altrettanti clienti – entrambi conseguentemente rinviati –, ai legali non era rimasto altro da fare che chiedere l’intervento della Polizia di Stato. E, a seguire, denunciarla.

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