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Slovenia ancora in "zona arancione" prepara un nuovo decreto e pensa alle prime riaperture 

Uno scorcio della capitale della Slovenia, Lubiana

Numeri ancora in calo, gli esperti di Lubiana prevedono l’ingresso del Paese in “zona gialla” all’inizio di marzo

LUBIANA. In linea con la situazione attuale, la Slovenia è ancora nella cosiddetta “fase arancione” del piano d'azione del governo contro la pandemia da Covid-19, quindi l’esecutivo ha esteso la validità delle misure e dei decreti anti-coronavirus nella sua sessione settimanale di mercoledì 17 febbraio.

Vista l'attuale situazione epidemiologica però, l'Istituto di ricerca Jožef Štefan di Lubiana ha calcolato che nelle condizioni attuali il Paese potrebbe entrare nella “fase gialla” (meno restrittiva) all'inizio di marzo. E che la situazione epidemiologica in Slovenia stia migliorando lo dimostrano anche i dati comunicati ieri dal governo.

I nuovi contagi sono stati 247 nelle ultime 24 ore su 1.428 tamponi effettuati (17,3% la percentuale d’infettività). I ricoverati per Covid sono 584 di cui 104 in terapia intensiva. I morti sono stati 8. Per ora la media settimanale delle nuove infezioni è di 744.

Secondo il piano di rilascio, i criteri per il passaggio alla “fase gialla” sono la media settimanale minore di 600 contagi e, sempre la media settimanale con meno di 500 ricoverati. Secondo i calcoli dello Jožef Stefan, il primo criterio potrebbe essere raggiunto il 1° marzo e il secondo tre giorni dopo. In questo caso, il più grande allentamento delle misure nella fase gialla sarebbe l'abolizione del coprifuoco, in vigore da quattro mesi.

I restanti studenti delle scuole superiori e quelli delle università potrebbero far ritorno nelle aule. Secondo il ministero dell’Economia, «saranno permessi in modo graduale alcuni servizi nel campo del turismo (alloggio) e della ristorazione, nonché servizi aggiuntivi nel settore delle costruzioni».

In base ai numeri ufficiali la situazione è addirittura migliore in Croazia. Nelle ultime 24 ore i nuovi contagi sono stati 72, i ricoverati per Covid-19 sono complessivamente 792 di cui 68 in terapia intensiva. Morte 20 persone. Nel Paese sono state finora inoculate 108.311 dosi di vaccino.

La vaccinazione è stata completata (due dosi) per 57.835 persone su, lo ricordiamo, un totale di poco meno di 4 milioni di abitanti. L'attuale incidenza di contagio per la Croazia in 14 giorni è di 111,2. L'incidenza più bassa si ha nella Contea dell'Istria e la più alta nella Contea di Dubrovnik-Neretva. In termini di incidenza, la Croazia è al 3° posto nell'Ue. Solo la Danimarca e la Finlandia hanno un valore più basso (quindi migliore).

«L’obiettivo - ha dichiarato ieri il ministro degli Interni Davor Božinović - è normalizzare il più possibile la quotidianità e avviare quante più attività economiche possibili». «Certamente - ha specificato - non apriremo tutto come prima dell'epidemia, ma se questo trend continua, esiste la possibilità di alcune concessioni. Non vorrei essere più specifico ora, lo sarò più avanti». Ma ristoranti e bar stavolta sentono che riapriranno i battenti seppure con particolari limiti.

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