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Accelerare il piano per fare più vaccini anche in Friuli: l'accordo con i medici di famiglia e le tariffe per le singole iniezioni

UDINE. La situazione, citando Giulio Andreotti, è un po’ più complessa di come è stata presentata domenica sera. Il protocollo d’intesa nazionale tra Governo, Regioni e i sindacati dei medici di famiglia Fimmg, Snami, Smi e Intesa Sindacale per il loro coinvolgimento nella campagna di vaccinazione anti-Covid segna un passo avanti nella campagna, ma per concretizzarsi ha bisogno di una serie di integrazioni a livello regionale.

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L’accordo, infatti, rappresenta una sorte di cornice all’interno della quale le singole Regioni – anche se alcune hanno già concluso la trattativa – possono e devono disegnare il proprio quadro di azione. Il tutto senza dimenticare il tema del finanziamento – ricordato domenica da Massimiliano Fedriga – perché i camici bianchi chiedono un rimborso per ogni dose iniettata e il protocollo d’intesa, al momento, spiega che questo sarà «a carico di quota parte del fondo sanitario nazionale» di cui il Friuli Venezia Giulia, come noto, non beneficia.

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In quest’ottica Riccardo Riccardi, vicepresidente e assessore alla Salute, ha tenuto un primo incontro con i presidenti dei quattro Ordini dei medici e i rappresentanti sindacali della categoria. «Ora che è stato trovato un accordo nazionale per la somministrazione dei vaccini – ha detto – da parte dei medici di medicina generale, è necessario definire in tempi rapidi la sua declinazione regionale, in modo da coinvolgere anche questi professionisti nell’organizzazione ed esecuzione della campagna vaccinale.

Ovviamente quest’azione sarà influenzata dalle priorità del categorie ammesse e dalla disponibilità dei vaccini da parte del commissario Domenico Arcuri, la quale è tutt’altro che scontata, ma l’apporto dei medici operanti sul territorio sarà certamente molto importante per estenderne la portata: quindi auspico che i professionisti del Friuli Venezia Giulia aderiscano in maniera massiccia».

Sul piatto c’è un potenziale di circa 900 dottori con cui, come detto, va trovato prima di tutto l’accordo economico a partire dalla tariffa minima di 6 euro a iniezione parte del protocollo nazionale e frutto del valore di riferimento per l’anti-influenzale. Nelle ultime settimane, anche in base a quanto emerso in altre regioni, si è parlato di un tariffario che prevederebbe un rimborso di 10 euro per le vaccinazioni nei propri studi oppure nei locali delle strutture pubbliche messe a disposizione dalle Aziende sanitarie e di 28 se queste vengono effettuate a domicilio. In Friuli Venezia Giulia, però, non si è ancora giunti a discutere di costi.

Nel corso dell’incontro, inoltre, Riccardi ha ribadito che «a livello nazionale sono state fissate regole molto precise per la somministrazione dei vaccini con l’individuazione di categorie prioritarie, alle quali è fondamentale attenersi» e che tutte le azioni messe in campo dalle Aziende e dai professionisti sul territorio devono essere coordinate in modo scrupoloso, trovando un punto di equilibrio che tenga conto della capacità dei nostri medici, della disponibilità dei vaccini, delle loro modalità di conservazione, della disponibilità di spazi e del coordinamento dei flussi dei dati, per tracciare un quadro coerente della campagna».

Dal punto di vista organizzativo, il vicepresidente ha confermato che «è necessario definire se, oltre che a domicilio per i pazienti che non possono muoversi, le vaccinazioni potranno essere effettuate sia negli studi dei medici di medicina generale sia nelle strutture messe a disposizione dalle Aziende sanitarie». Riccardi, infine, ha spiegato che «la Regione intende sfruttare il sistema informatico già adottato per le vaccinazioni anti-influenzali, con accesso tramite Sesamo oppure una specifica App rilasciata a breve». E se «le attuali piattaforme saranno integrate con uno strumento di gestione delle prenotazioni che potranno essere eseguite sia dai medici sia direttamente dai pazienti» i dati delle prenotazioni «saranno trasmessi al ministero della Salute per calibrare la consegna dei vaccini». Quanto alle tempistiche, infine, Riccardi non si sbilancia, ma l’obiettivo realistico potrebbe essere quello di battezzare il sistema tra la metà e la fine di marzo in modo tale da essere pronti anche per le eventuali prime consegne del vaccino monodose di Johnson&Johnson.

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