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Viene inseguita in auto e minacciata con un piede di porco: accusa un anziano ma per il giudice è innocente

BAGNARIA ARSA. Chi ha visto Russel Crowe nei panni dello spietato automobilista de “Il giorno sbagliato”, avrebbe provato un brivido di paura ascoltando la discussione che, ieri, ha chiuso il processo in cui si accusava un 76enne di Castion di Strada di avere inseguito una donna per alcuni chilometri, lungo la strada che da Bagnaria Arsa porta a Cervignano, minacciandola dalla propria vettura con un piede di porco. E in effetti lo spavento, fin da quando, ferma al semaforo rosso, aveva visto quello sconosciuto avanzare verso di lei, era stato grande.

Il finale della vicenda, per fortuna di tutti, è stato assai diverso da quello del film. Innanzitutto, perché alle parole non erano poi seguiti i fatti, avendo l’automobilista preferito anzi dileguarsi non appena giunto all’altezza della rotonda tra Cervignano e Terzo d’Aquileia. E, nondimeno, perché Mario Zanello, ossia la persona che la donna aveva ritenuto di riconoscere il giorno dopo come il suo inseguitore, mentre con il marito faceva colazione in un bar, con quella storia non c’entrava niente.


A stabilirlo, seppure con la formula del dubbio, è stato il giudice monocratico del tribunale di Udine, Mauro Qualizza, che, in mancanza di prove certe, lo ha assolto «per non aver commesso il fatto». Il pm onorario, Marzia Gaspardis, aveva concluso per la sua condanna a 4 mesi di reclusione, e la parte civile, una 35enne di Palmanova costituitasi con l’avvocato Eva Casi, aveva chiesto il risarcimento dei danni, morali e non, per complessivi 3.500 euro.

Eppure, nella ricostruzione che di quella movimentata serata – erano le 18 del 1° aprile 2019 – i carabinieri hanno proposto, gli elementi in grado di attribuire all’imputato la responsabilità delle minacce erano e sono rimasti pochi. Ed è appunto su questo che il difensore, avvocato Sabrina Colle, ha insistito per escluderne il coinvolgimento. Tanto più, considerando che l’unico testimone, un altro automobilista che aveva assistito alla scena, invitato dagli inquirenti a un riconoscimento fotografico, aveva indicato una persona diversa da Zanello.

Ma sarebbe stata soprattutto l’assenza di riscontri del passaggio dell’auto dell’imputato, una Fiat Stylo grigia, nel tratto di strada percorso dalla parte offesa, a rivelarsi dirimente nella dimostrazione della sua estraneità. Tre delle quattro telecamere installate nella zona avevano registrato altre utilitarie dello stesso colore, ma non la sua. Quanto a lui, quel pomeriggio aveva fatto visita a delle conoscenti per aiutarle a pulire il giardino. «È una persona molto disponibile e aiuta sempre quando mia madre lo chiama», aveva dichiarato una di loro ai carabinieri, escludendo modi aggressivi nel suo comportamento. E se una tuta verde in tutto simile a quella indossata dall’inseguitore era stata rinvenuta a casa dell’imputato durante la perquisizione, questo – ha argomentato la difesa – non deve stupire, trattandosi di capo diffuso tra chi si arrangia nei lavori domestici. Del leverino, va da sè, non era stata invece trovata alcuna traccia. —
 

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