A Udine nascite in aumento: diciassette donne positive assistite al parto

Nuove tecniche per curare il tumore dell’endometrio che permettono una ripresa più veloce. Il primo intervento a Udine il 26 ottobre scorso, da allora ne sono stati eseguiti circa una decina  

UDINE. La Clinica di ostetricia e ginecologia dell’Azienda ospedaliera universitaria Friuli centrale non è rimasta immune dallo tsunami provocato dalla pandemia. Per rispondere in maniera più efficace alle esigenze femminili ha riformulato i percorsi clinici e le stesse interazioni con le pazienti, alle quali è sempre stata garantita continuità assistenziale. Nel 2020 sono nati 1.543 bambini, 56 in più rispetto all’anno precedente. Non solo, il 26 ottobre scorso in clinica è stata adottata una nuova tecnica meno invasiva per la cura del tumore dell’endometrio attraverso il “linfonodo sentinella”, che consente una ripresa post operatoria più veloce. «Siamo stati tenuti a dare risposte immediate alle tante domande e l’impatto del coronavirus è notevole su tematiche ostetriche e in ambito oncologico» afferma la professoressa Lorenza Driul, direttore della Clinica di ostetricia e ginecologia dal settembre 2019.

Assistenza in gravidanza e al parto

I nati in Fvg lo scorso anno sono stati 7.866, in flessione rispetto ai 7.971 bebè del 2019 (e ai 9.907 registrati nel 2012). Una tendenza che però non si riflette nel numero dei parti avvenuti nella struttura udinese: questi sono stati 1.543, in aumento rispetto ai 1.487 dell’anno prima. «Siamo il primo centro come numero di nati in tutta la regione – sottolinea Driul –. Da marzo 2020 alla fine di gennaio 2021 abbiamo seguito 80 pazienti Covid in gravidanza, accompagnandole nelle visite ostetriche e nelle ecografie con un percorso differenziato. Dodici sono stati i trasferimenti dai centri spoke dell’Asufc, ma anche da San Vito al Tagliamento e da Pordenone».

Durante la seconda ondata della pandemia, da settembre 2020 al 31 gennaio 2021 sono state ricoverate 39 donne contagiate dal coronavirus e, di queste, 17 sono state poi assistite al parto. «Le complicanze che sono state affrontate nelle pazienti positive – indica la direttrice della Clinica di ostetricia – riguardavano in particolare le polmoniti. Abbiamo sempre garantito continuità di assistenza, senza mai alcuna sospensione dei servizi, accogliendo anche pazienti che si sono ritrovate senza riferimento». In struttura sono stati adottati percorsi divisi, con tamponi molecolari e di terza generazione per individuare nel giro di una decina di minuti eventuali positività.

«Abbiamo sempre lavorato in sicurezza, anche se purtroppo – rimarca Driul – qualche paziente preferisce non recarsi in ospedale convinta che sia pericoloso, ma non è così: il passaparola alle volte porta informazioni non chiare. Adesso anche i padri, che inizialmente erano banditi dalla sala parto, possono seguire la compagna dopo essere risultati negativi al test antigenico».

Tumore dell’endometrio
Il tumore dell’endometrio rappresenta uno dei più frequenti nelle donne nei paesi industrializzati. «L’innovazione tecnologica e l’impiego di tecniche mini-invasive, come l’isteroscopia, la laparoscopia o la chirurgia robotica – chiarisce la direttrice –, permettono una diagnosi precoce e un trattamento personalizzato». Come già avvenuto per il tumore della mammella, anche per il trattamento del carcinoma dell’endometrio è sempre più consolidato il ruolo del linfonodo sentinella, che permette di sapere se il tumore si è diffuso ai linfonodi senza asportarli tutti, con benefici per le interessate e minori costi sanitari.

«Dal 26 ottobre scorso – fa sapere la direttrice – abbiamo iniziato a offrire alle nostre pazienti questa possibilità, quindi in caso di riscontro di tumore dell’endometrio confinato all’utero, viene proposto un approccio laparoscopico con la ricerca del linfonodo sentinella. Da allora abbiamo eseguito una decina di interventi. Tali procedure permettono una ripresa post-operatoria più veloce, riducendo alcuni effetti collaterali quali infezioni o gonfiori alle gambe, diminuendo così i tempi di degenza e la ripresa più rapida alla quotidianità e una buona qualità di vita». Una possibilità di scelta che si dimostra all’avanguardia con gli standard internazionali.

Altre attività
La Clinica si è sempre spesa per una campagna di sensibilizzazione contro le mutilazioni genitali femminili (di cui il 6 febbraio ricorre la giornata mondiale), ma quest’anno, a causa del Covid, non è stato possibile promuovere alcun incontro formativo in presenza. Inoltre, molte attività sono state incrementate in Clinica in ambito ginecologico e ostetrico, «come ad esempio l’isteroscopia ambulatoriale e la possibilità di interrompere la gravidanza con un trattamento farmacologico e non necessariamente chirurgico. La conoscenza delle alternative – puntualizza infine Driul –, aiuterebbe molte donne a poter decidere in maniera corretta il loro percorso sanitario».

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