Fatturati dimezzati nel turismo in Friuli, la giunta regionale preme per gli indennizzi

Nuovo incontro con il ministro Garavaglia. Bini: «Clima costruttivo, faremo il prima possibile»

UDINE. La conferma della chiusura, in extremis, degli impianti sciistici ha rappresentato, tanto in Friuli Venezia Giulia quanto nel resto d’Italia, soltanto l’ultima battuta d’arresto, economicamente parlando, per il settore del turismo che – a parte forse i mesi estivi in cui le attività hanno potuto “respirare” – tra 2020 e inizio del 2021 sta pagando un conto altissimo alla pandemia.


I numeri, d’altronde, sono impietosi e l’assessore Sergio Bini ieri li ha elencati al neo ministro del Turismo Massimo Garavaglia che ha promesso indennizzi il prima possibile. Stando a quanto riportato dall’assessore, ad esempio, il solo comparto della ristorazione ricettiva e degli alberghi ha perso lo scorso anno, in Friuli Venezia Giulia, qualcosa come, rispettivamente, 140 e 115 milioni.

Se teniamo conto, poi, che il settore Ho.Re.Ca. in Italia ha lasciato sul campo il 37% degli incassi, cioè più o meno 27 miliardi, la stima di perdita complessiva di fatturato in regione, sempre in base ai numeri dell’assessorato, si muove attorno ai 600 milioni.

Analizzando alcune cifre delle due stagioni, inoltre, si scopre che gli affitti turistici sono calati del 51% e che il Friuli Venezia Giulia ha detto addio – per quanto ci si augura sia soltanto un arrivederci – al 53% dei tedeschi, al 61% degli austriaci e al 62% dei croati. L’impatto del Covid sul comparto ha prodotto un calo del 65% del fatturato legato alla ricezione turistica, del 55% della ristorazione e del 40% dei consumi al dettaglio. Non soltanto, però, perchè le stime a fine 2021 sulla perdita di addetti sono impietose con picchi che raggiungono il 31% proprio nel settore turistico e il 25% nella ristorazione.



Numeri, cifre, valutazioni e tendenze, queste, che Bini – al pari dei colleghi delle altre Regioni – ha presentato ieri a Garavaglia trovando, almeno ad ascoltare l’assessore, un interlocutore attento e interessato. «Confermo la mia prima impressione – ha detto Bini – e cioè che abbiamo di fronte un ministro di poche parole, ma tremendamente concreto. Fa piacere, tra l’altro, che abbia descritto come una buona pratica da esportare a livello nazionale la decisione di inserire all’interno di SviluppoImpresa uno specifico fondo di rotazione dedicato al turismo».

Quanto agli indennizzi, poi, che Bini reputa «urgenti e quantomai necessari», Garavaglia ha spiegato come l’intenzione sia quella di puntare «sui costi fissi delle imprese» – ad esempio gli affitti oppure le bollette – anche se il ministro non ha comunicato un cronoprogramma preciso e definito per l’erogazione dei fondi.

«Ma il metodo di lavoro è molto positivo – prosegue Bini – perché punta a coinvolgere le Regioni e soprattutto, evidenziando una differenza notevole rispetto al Governo precedente, un confronto preventivo sulle decisioni da prendere». Quanto a possibili riaperture, poi, queste non paiono essere nemmeno lontanamente all’orizzonte, come peraltro spiegato dal ministro della Salute Roberto Speranza ieri in Senato. «No – conclude Bini –, direi che non se ne parla, almeno in questo momento».



Il vertice di ieri, inoltre, è stata anche l’occasione in cui le Regioni hanno consegnato al ministro i desiderata per il comparto. Un pacchetto di richieste che si apre con un grande Piano di investimenti e contributi a fondo perduto per l’ammodernamento delle strutture, passa attraverso facilitazioni per l’accesso al credito, abbraccia agevolazioni e incentivi fiscali per arrivare allo sviluppo digitale. Tra i temi toccati, quindi c’è stata anche la necessità di una promozione unitaria dell’Italia all’estero, la valorizzazione del turismo lento, dei borghi e delle località minori e in generale della grande varietà dell’offerta regionale che rende unica l’Italia quale meta mondiale.
 

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