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Covid-19 un anno dopo, così la malattia ha colpito di più a Nordest: tutti i numeri di un anno di pandemia

Dai primi casi di Vo’ Euganeo alla seconda ondata: un anno di nuovo coronavirus raccontato attraverso il raffronto tra i numeri di Friuli, Veneto e Italia, alla ricerca di analogie e differenze di un terremoto che sta ancora sconvolgendo le nostre vite

UDINE. La scia di lutti ècominciata qui un anno fa. Perché se a Codogno, in provincia di Lodi, il Covid-19 entrava nella cronaca nazionale con il primo caso autoctono di infezione accertata, a Nordest, e più precisamente a Vo’, nel cuore dei Colli Euganei, si registrava la prima vittima di una pandemia costata finora oltre 95mila vittime solo in Italia.

Pochi avrebbero immaginato, lo scorso febbraio, che la pandemia avrebbe segnato così profondamente la nostra quotidianità e la nostra agenda economica, politica e sociale.

Fine febbraio 2020 e la prima ordinanza di Fedriga
A fine febbraio il virus non è più "una banale influenza", come molti hanno cercato di raccontare nei primi tempi di pandemia. In regione viene istituito il Comitato operativo per l'emergenza del coronavirus in Friuli Venezia Giulia e Fedriga collabora a stretto giro con Zaia per misure di contenimento del contagio. 

Il 23 febbraio da piazza Unità arrivano le prime restrizioni con un'ordinanza in vigore dal 1 marzo. Il governatore del Friuli Venezia Giulia decise di non riaprire le scuole, chiuse per le festività di carnevale, e imporre misure di sicurezza nei luoghi pubblici (università, biblioteche, aule studio) e sui mezzi di trasporto. 



"Il ministro della Salute ha firmato d'intesa - si legge nel testo della Regione -  con il presidente del Friuli Venezia Giulia l'ordinanza che contiene le disposizioni per contrastare l'emergenza epidemiologica da coronavirus. Considerata la contiguità territoriale del Friuli Venezia Giulia rispetto al Veneto, dove si sono verificati finora 25 casi nei comuni di Vò e Mira e non è stato ancora identificato il caso indice, e tenuto conto che tale evento potrebbe allargare i focolai epidemici, sono state decise con l'ordinanza misure urgenti che saranno attive da domani fino al 1 marzo compreso".

"Viene disposta la sospensione di manifestazioni o iniziative di qualsiasi natura, di eventi in luogo pubblico o privato sia in luoghi chiusi che aperti al pubblico, anche di natura culturale, ludico, sportiva, religiosa; discoteche e locali notturni".

In quel momento vengono sospese le gite scolastiche, i servizi di apertura al pubblico dei musei e gli altri luoghi di cultura. E le prime mascherine spariscono dalle farmacie mentre in Italia assistiamo a lunghe file fuori dai supermercati vengono presi d'assalto. 

Il nostro primo video sul coronavirus

Chiuso per coronavirus, il nostro viaggio tra le vie di Udine

I contagi a Nordest

Ora, a distanza di un anno, Il Covid-19 ha contagiato, stando almeno ai casi accertati, il 4.7% della popolazione italiana, oltre 2 milioni e mezzo di persone. Ma il virus ha trovato una diffusione ancora più larga in Veneto e Friuli Venezia Giulia.

Già, perché il bilancio di un anno di virus ci racconta del 6% della popolazione contagiata in Friuli Venezia Giulia e di oltre il 6.7% in Veneto.  Due punti percentuali sopra la media nazionale che hanno comportato un prezzo piuttosto alto soprattutto nel corso della seconda ondata.

Perché nel periodo che va indicativamente da marzo all’estate, la quantità di casi rilevati a Nord-Est è sono in linea con la media nazionale. Il “modello Veneto”, basato su grandi quantità di tamponi e tracciamento, predisposta dal professor Crisanti, si rivela virtuoso.

Due punti percentuali sopra la media nazionale che hanno comportato un prezzo piuttosto alto soprattutto nel corso della seconda ondata. Perché nel periodo che va indicativamente da marzo all’estate, la quantità di casi rilevati a Nordest è in linea con la media nazionale. Il “modello Veneto”, basato su grandi quantità di tamponi e tracciamento, predisposta dal professor Crisanti, si rivela virtuoso. Un’evidenza che si infrange completamente nel corso della “seconda ondata” di novembre.

L'altalena tra Friuli e Veneto

Le medie di nuovi contagi giornalieri di Veneto e Friuli sono, da fine ottobre in poi, sistematicamente superiori a quelle nazionali. E le due regioni sperimentano veri e propri picchi di nuove infezioni. Con 1432 nuovi contagi il Friuli Venezia Giulia fa registrare, lo scorso 28 novembre, il suo record assoluto di contagi: parliamo di 118 contagi ogni 100mila abitanti.

IL FOCUS, IL PRIMO FOCOLAIO IN FRIULI A REMANZACCO

Qualche giorno dopo è invece la volta del Veneto. È il 12 dicembre, le vacanze di Natale sono alle porte, e in regione si contano quasi 6000 nuovi casi: parliamo, in questo caso di una media di quasi 105 nuovi contagi giornalieri per 100mila abitanti. Sono entrambi record nazionali che spingono autorità locali e Governo nazionale verso nuove chiusure natalizie spesso contestate.

Una dinamica che trova conferma anche nel rapporto tra i tamponi effettuati e i nuovi casi accertati di Covid-19.



Il picco e la seconda ondata

Se il picco si registra in Veneto durante la prima fase della pandemia a causa di evidenze (pochi tamponi effettuati su piccole comunità dove la malattia si è già diffusa endemicamente da tempo) è nella seconda fase, in autunno/ inverno, che si verificano le oscillazioni maggiori.

I test non sono più limitati e la percentuale di contagiati arriva a toccare il suo record il giorno di Natale in Veneto, con il rapporto tra positivi e tamponi effettuati che fa segnare un preoccupante 36.4%. In Friuli Venezia Giulia il giorno di picco invece si registra lo scorso 29 novembre con i nuovi contagi che toccano quota 20.6% rispetto ai tamponi effettuati.

IL FOCUS
​Friuli Venezia Giulia e Veneto: le due regioni alla prova della seconda ondata. Tutti i dati dalla mortalità alle terapie intensive

Ma il trend del Nordest è spesso in controtendenza e fa registrare, nella seconda parte dell’anno, numeri superiori rispetto alla media nazionale anche per quanto riguarda il tasso di mortalità. Parliamo del numero di decessi da Covid-19 che si registrano in rapporto alla popolazione residente.

E in questo caso a spiccare sono i numeri del Friuli Venezia Giulia. Nella Regione si registra una media di più di 225 morti ogni 100mila abitanti. Un dato nettamente superiore a quello del Veneto (194,8) e assai più alto di quello italiano (157,9). Numeri che si trasformano in dolore, lutti e piccole comunità letteralmente sconvolte dalla pandemia

LE INFOGRAFICHE INTERATTIVE. Quattordicimila contagiati e terapie intensive sotto pressione, gli esperti: a ottobre il dato è raddoppiato tre volte, ora vicini al picco 

Il 50% dei comuni friulani fa registrare, alla fine di questo anno travagliato, una mortalità superiore a quella italiana per Covid-19. Il primato relativo spetta ad Ampezzo, comune abitato da meno di 1000 anime nella Carnia con 16 morti che hanno sconvolto la comunità. Quello assoluto alla città di Trieste con 547 morti per l’infezione dall’inizio della pandemia.

Per quanto riguardo il Veneto va fatta anche qui distinzione tra numeri di decessi assoluti e mortalità: in particolare se si confronta il numero dei morti ogni 100mila abitanti è la provincia di Belluno quella maggiormente colpita, mentre se si guarda ai numeri assoluti sono il veronese e il vicentino a pagare il tributo peggiore in termini di vite umane.

Anche in questo caso sono i numeri della seconda ondata a incidere maggiormente. Sia Veneto che Friuli fanno registrare dall’autunno in poi più morti rispetto alla media nazionale: segno che, a scanso dell’immagine efficientista propagandata dai due governatori, qualche errore nella gestione è stato probabilmente commesso.

Errori che, alla vigilia di quella che molti virologi paventano come “terza ondata”, con il pericolo delle nuove varianti di Covid-19, sarà meglio non ripetere.