Hanno compiuto 100 anni e dopo la spagnola hanno sconfitto il Covid: ecco perché hanno più possibilità degli altri

UDINE. È un fenomeno solo apparentemente inspiegabile. Tant’è che anche in Friuli gli scienziati non hanno tardato a metterlo sotto la lente d’ingrandimento. Perché i centenari che contraggono il Covid-19 sembrano avere maggiori chance di guarigione rispetto agli ottuagenari?

Anche nelle nostre cronache ricorrono le notizie di nonni che pur avendo passato i cento sono clinicamente guariti, riuscendo a mettersi alle spalle una malattia tanto subdola, addirittura prima di essere vaccinati. Una resistenza strenua, che potrebbe avere una spiegazione scientifica legata al modo in cui scattano i meccanismi che il sistema immunitario utilizza per difendere l’organismo dagli attacchi del virus.

La scuola di specializzazione in Geriatria dell’Università di Udine sta studiando questa assoluta particolarità. «Stiamo già raccogliendo elementi su questo fenomeno: abbiamo una banca dati alla quale facciamo riferimento e faremo approfondimenti specifici per questa fascia d’età», conferma il direttore della scuola, il professor Alessandro Cavarape.

«La mortalità da Covid-19 ha colpito prevalentemente gli ultraottantenni, anche in Friuli Venezia Giulia, sia nella prima che nella seconda ondata. Sembra però delinearsi – rileva – la maggior resistenza al virus di chi ha compiuto o si avvicina al secolo di vita: effettivamente ci sono meno centenari che muoiono e si ammalano. Chiaramente si faranno degli studi più approfonditi a pandemia finita».

La spiegazione per l’apparentemente superiore resistenza degli over cento c’è: «I fenomeni infiammatori che probabilmente sostengono se non tutta, gran parte della patologia legata al virus, nei centenari non sembrano agire in maniera così profonda. Probabilmente i fenomeni infiammatori nei centenari non sono così spiccati come nella classe di popolazione meno anziana», spiega Cavarape. È il processo biologico dell’«inflammaging», concetto e termine utilizzato per la prima volta all’alba del millennio. Un nome che deriva dalla fusione di «inflammation» (infiammazione) e di «aging» (invecchiamento) e che in italiano può essere tradotto come «infiammazione legata all’età», come spiega il direttore della scuola di specializzazione in Geriatria.

«Questi fenomeni infiammatori – aggiunge ancora il professore –, che tanta parte sembrano avere nella genesi della infezione da Covid e delle complicanze mortali della malattia, paiono essere attutiti nei centenari. Questa è una possibile chiave di lettura, sulla quale la comunità scientifica sta lavorando». Del resto, «chi è arrivato a questa età ha con tutta probabilità dei fattori di protezione aggiuntivi, possono essere genetici, ambientali, legati evidentemente alla resistenza alle malattie. Arrivati a un’età così importante, evidentemente, i soggetti dimostrano di avere meccanismi di difesa particolarmente pronunciati», indica Cavarape, che si proietta già alla fase di studio del fenomeno nel post-emergenza pandemica.

«Sarà interessante capire non solo perché guariscono, ma anche come guariscono i centenari, per valutare quali effetti produce il Covid-19 nelle persone che superano la malattia a questa età».