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I dati dei contagi preoccupano gli esperti, presidi e professori in attesa: «Non fermate la didattica in presenza»

UDINE. È arrivato in queste ore sul tavolo del vicepresidente Riccardo Riccardi il monitoraggio del Ministero sull’andamento dei contagi nelle scuole del Friuli Venezia Giulia, relativo alla settimana che si è chiusa ieri. Soltanto dopo aver analizzato i dati «potremo avere un quadro complessivo della situazione», conferma l’assessore regionale Alessia Rosolen.

Ed è soltanto allora che la Regione deciderà come muoversi e se valutare, come lasciato intendere nelle scorse ore dal presidente Massimiliano Fedriga, l’ipotesi di una chiusura tout-court delle scuole, con il ritorno integrale alla didattica a distanza.

L’eventuale stretta, tuttavia, dovrà essere condivisa con il governo e con le altre Regioni, come auspicato dallo stesso Fedriga. Ieri per dibattere della questione si è riunito anche il Comitato tecnico scientifico, che pare orientato a suggerire di prevedere lezioni a distanza in tutte le scuole oltre il superamento di una determinata soglia di incidenza, a prescindere dal colore. L’asticella potrebbe essere fissata attorno ai 100 casi ogni 100 mila abitanti.



I dati elaborati da Roma dovrebbero confermare una sensazione che appare plastica: la settimana che si è conclusa è stata una delle più difficili dall’inizio dell’emergenza pandemica per il mondo della scuola del Fvg, aperta dal caso-limite di Gradisca d’Isonzo: nella città della fortezza il Dipartimento di prevenzione dell’Azienda sanitaria Giuliano-Isontina ha deciso di tenere a casa quasi l’intera popolazione studentesca fino all’8 marzo, dopo aver accertato un aumento significativo dei contagi.

L’ultimo monitoraggio dell’Ufficio scolastico regionale, basato sulle statistiche del Ministero e relativo alla settimana tra il 15 e il 20 febbraio, riportava dati sostanzialmente in linea con quelli dell’ultimo screening di gennaio. I nuovi contagi tra gli studenti ammontavano complessivamente a 168 (di cui 24 nella scuola dell’infanzia, 44 nella primaria, 52 alle medie e 48 alle superiori), a cui si aggiungevano le nuove positività rilevate tra i docenti (39).

«La scuola è pronta ad affrontare un nuovo eventuale stop alla didattica in presenza – riferisce la direttrice dell’Ufficio scolastico regionale, Daniela Beltrame –. Anche a distanza il sistema Fvg ha retto, tenendo botta anche nel primo lockdown: c’è stata una grande risposta da parte delle scuole, che si sono impegnate per trovare le soluzioni anche per quegli studenti alle prese con gravi difficoltà di connessione».



L’idea di un ritorno massiccio alla Dad non entusiasma associazioni di categoria e sindacati. «L’eventuale chiusura delle scuole striderebbe con le blande restrizioni della zona gialla», rileva Teresa Tassan Viol, presidente dell’associazione nazionale presidi del Fvg. «Garantiamo in ogni caso il nostro pieno impegno di fronte all’esigenza oggettiva che dovesse manifestarsi: del resto il diritto allo studio deve andare di pari passo con il diritto alla salute della comunità regionale».

Tassan Viol evidenzia peraltro un altro potenziale problema: «Le vaccinazioni degli insegnanti stanno procedendo a pieno ritmo, di questo va dato atto alla Regione. Ma cosa succederebbe nel caso in cui più insegnanti, contemporaneamente, presentassero disturbi dopo la somministrazione?».

Le sigle sindacali della scuola chiedono invece un maggior confronto e depositeranno già nei prossimi giorni una richiesta formale indirizzata all’Usr affinché venga convocato il tavolo di concertazione interistituzionale sulla sicurezza scolastica: «Lamentiamo uno scarso coinvolgimento nei processi decisionali delle parti sociali», segnala Adriano Zonta della Cgil, a cui fa eco Concettina Cupani della Cisl: «Siamo preoccupati, inutile nasconderlo: vorremmo essere ascoltati dall’Ufficio scolastico regionale e dalle istituzioni, anche per limitare il senso di confusione che serpeggia tra personale, studenti e famiglie».

Per Ugo Previti (Uil), «è inutile proporre chiusure e riaperture delle scuole a fisarmonica: il problema non è rappresentato dall’attività didattica, ma dai trasporti e dalla permanenza dei ragazzi fuori dagli istituti. La Dad deve essere un supporto, non un’alternativa».

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