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Impennata dei contagi, a rischiare una stretta è la provincia di Udine. Tre i possibili scenari, ecco quali sono

UDINE. Prosegue la crescita dei contagi in Friuli Venezia Giulia con una decisa impennata nella provincia di Udine. Dopo alcune settimane di discesa di tutti i parametri, nei sette giorni appena trascorsi si è registrata invece una preoccupante ripresa dei numeri dell’epidemia (molto probabilmente a causa della sempre maggiore diffusione della variante inglese) e la Regione intende sbarrare subito la strada al virus prima di perdere il controllo della situazione.

Anche domenica 28 febbraio si è riunita la task force che si occupa del contrasto al Covid con l’obiettivo di analizzare in profondità i dati e trovare la soluzione migliore per il Friuli Venezia Giulia.

Sul tavolo ci sono alcune ipotesi che il presidente Massimiliano Fedriga e il vicegovernatore Riccardo Riccardi stanno “pesando” in base proprio alle analisi di queste ore.

«Stiamo valutando tutti i dati – ha ribadito Riccardi – , è evidente che la situazione è peggiorata e stiamo valutando la soluzione migliore. Riferirò al presidente Fedriga e vedremo come muoverci».

L’assessore Riccardi e il suo staff potrebbero uscire da questo confronto con una soluzione che il presidente Fedriga vaglierà nel giro di poche ore. Oggi o domani potrebbe essere varato un provvedimento. «Tutte le soluzioni al momento sono ancora aperte» ha sottolineato Riccardi.

Una possibilità è quella di prendere la decisione di chiudere le scuole. Il caso è complesso perché se si dovesse estendere il provvedimento non solo alle superiori, ma anche alle scuole di grado inferiore nascerebbe il problema non trascurabile di consentire ai genitori di restare a casa con i bambini. E a questo proposito la Giunta regionale sta valutando – per esempio – come superare l’impasse dei congedi parentali.

Un’altra eventualità è quella di adottare soluzioni solo per alcune zone della regione, ovviamente quelle dove il contagio è più presente.

Una terza soluzione, più drastica, sarebbe quella di una ordinanza restrittiva. Anche in questo caso, pare di capire, il provvedimento potrebbe essere destinato a una fascia della regione e non all’intero territorio.

Per esempio potrebbe essere istituita una zona arancione soltanto per la provincia di Udine. Sarebbe la prima volta in Friuli Venezia Giulia, ma altrove in Italia soluzioni analoghe sono già state adottate. Le prossime ore saranno quelle decisive.

Intanto la ripresa del contagio è fotografata nei grafici elaborati dal professor Vincenzo Della Mea, docente di Informatica medica del dipartimento di Scienze matematiche, informatiche e fisiche dell’università degli studi di Udine.

Dopo sei settimane di discesa, i contagi in Fvg sono risaliti: da 1.815 a 2.849 (a fronte di un leggero aumento dei tamponi eseguiti, ossia da 50.235 a 52.839). Sono cresciuti i pazienti nelle aree mediche (da 350 a 361) e nelle terapie intensive (da 57 a 61). Purtroppo in risalita anche i decessi, da 71 a 77.

E in questo panorama poco confortante aggiunge un elemento di discussione anche il matematico Giovanni Sebastiani, dell’Istituto per le applicazioni del calcolo “Mauro Picone” del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Iac).

Il docente afferma che c’è un legame diretto fra l’aumento dei ricoveri per Covid-19 nelle unità di terapia intensiva e la riapertura delle scuole: «L’analisi delle curve del numero dei ricoverati nei reparti di terapia intensiva in Italia indica che il ritorno all’attività didattica in presenza dopo le vacanze di Natale sta veicolando l’attuale aumento della diffusione dell’epidemia di SarsCov2 in Italia».

«Allo scopo di limitare la diffusione dell’epidemia nel nostro Paese, penso – rileva il matematico – che sia importante interrompere quanto prima l’attività didattica in presenza in tutte le scuole, indipendentemente dalla fascia d’età, e nelle università.

Uno studio che il professor Della Mea sta valutando e che dovrebbe però «essere affiancato dalla valutazione delle misure di contenimento messe in atto nelle diverse regioni al momento della riapertura delle scuole». —
 

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