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L’alpino di Tauriano in Antartide: «Vi racconto la mia avventura a 40 gradi sottozero»

Il racconto della settima spedizione tra i ghiacci di Raoul Nascimben, 48 anni, sottufficiale in forza alla Julia 

Da ragazzo era una giovane promessa del ciclismo. Poi la vita gli ha riservato altro. Un lavoro faticoso, pieno di sacrifici, che lo porta per mesi lontano, molto lontano da casa e dai suoi affetti, ma estremamente affascinante, affascinante a tal punto da ripagare ogni sforzo. Un lavoro che non cambierebbe per nulla al mondo, nonostante viva per molti mesi dell’anno sottozero.

Raoul Nascimben, taurianese, 48 anni, sergente maggiore capo in forza al 4° Reggimento Alpini paracadutisti. sposato con Marisa e padre di due ragazze, Chiara e Giada, di 23 e 18 anni, ha fatto parte della trentaseiesima campagna “estiva” del Programma nazionale di ricerche in Antartide, nella piccola base di Cap André-Prud’homme, a 25 mila chilometri dall’Italia.

Il programma è finanziato dal ministero dell’Università e ricerca e attuato dall’Enea per la pianificazione e l’organizzazione logistica delle spedizioni e dal Cnr per la programmazione e coordinamento scientifico. Di professione traversista meccanico, Nascimben, è partito per il continente di ghiaccio a metà ottobre dello scorso anno per la missione “estiva”, che si è chiusa ufficialmente il 2 febbraio.



Per Nascimben, vero e proprio veterano in Antartide, si è trattato della quattordicesima traversa in sette spedizioni: ha percorso più di 30 mila chilometri e vissuto sul plateau antartico per oltre 300 giorni. Numeri importanti che rendono bene l’idea dell’enorme sacrificio che comporta il suo lavoro, ma al tempo stesso un privilegio per gli appassionati di avventure, in questo caso, davvero estreme.

«Vivere sul plateau antartico per così tanto tempo è quanto di più selvaggio, massacrante, psicologicamente difficile ma assolutamente affascinante si possa immaginare – afferma – . Ogni metro, ogni istante è qualcosa di unico, emozionante, per cui non posso che ringraziare il Programma nazionale di ricerche in Antartide e lo Stato maggiore della Difesa per avermi consentito di poter vivere queste esperienze, conoscere l’eccellenza della ricerca ed essere utile in questo ambito a queste latitudini». Vivere il plateau antartico, prosegue il sottufficiale «è un’esperienza impegnativa, ma unica».

Oltre mille e duecento «lunghissimi chilometri, in oltre dieci giorni di viaggio su un percorso non battuto e isolato, affrontando condizioni atmosferiche non sempre favorevoli e temperature che possono scendere anche scendere al disotto di 40° gradi sottozero. Ricordo che in una delle traverse più difficili, nel febbraio del 2013, al ritorno della terza e ultima traversa di quella spedizione, la temperatura scese oltre i 50 gradi sottozero».

«Il nostro lavoro consiste nel preparare e guidare i veicoli necessari a portare il materiale tecnico logistico da Cap André-Prud’homme alla base italofrancese Concordia, separate da circa un migliaio di chilometri – specifica Nascimben – .Il viaggio dura di media una dozzina di giorni. Nonostante tutte le insidie nel viaggiare sul ghiaccio con il vento catabatico che soffia a più di 150 chilometri orari regala un panorama assolutamente unico». Concordia è una stazione importante.

È aperta tutto l’anno ed è un punto di riferimento per la comunità scientifica internazionale. Ospita attività di ricerca a Dome C, sito strategico soprattutto per gli studi sul clima. La traversa è l’unica via con cui è possibile rifornirla del materiale più ingombrante e pesante non trasportabile via aereo, come carburante, generi alimentari, apparecchiature scientifiche e ciò che necessita al funzionamento della stazione. Il sottufficiale taurianese è rientrato a casa venerdì sera.


 

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