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Udine, dove si registrano casi di contagio in città: sono 23 le classi alle prese col Covid, oltre 500 i ragazzi a casa

UDINE. Sono 23 le classi alle prese con casi di Covid. Il che significa che solo tra i ragazzi che frequentano le scuole nel capoluogo ce ne sono circa 500 a casa. E con loro, in quarantena o in attesa di tampone, ci sono in alcuni casi anche i genitori.


Un numero in aumento che conferma le preoccupazioni espresse anche dal Governatore, Massimiliano Fedriga sui rischi che le scuole diventino veicoli di contagio più di quanto non si accaduto fino a ora.

Tanto che non è nemmeno escluso che la Regione possa decidere di chiudere le scuole imponendo la didattica a distanza per tutti alle superiori e lasciando a casa anche i bambini che frequentano asili, elementari e medie. In quest’ultimo caso, se si dovesse arrivare a una chiusura di due settimane, la Regione conta di ottenere dal Governo il via libera per fare ricorso ai congedi parentali. Perché è chiaro che insieme ai bambini sarebbero costretti a restare a casa pure i genitori.

PER APPROFONDIRE


Al momento però si tratta solo di ipotesi, diretta conseguenza dell’andamento del contagio. La fascia di età fra i 3 e i 5 anni è stata infatti l’unica in crescita nelle prime due settimane di febbraio, passando da poco più di cento contagiati su 100 mila abitanti all’inizio del mese a circa 250 alla fine della seconda settimana. Logico quindi che la lente d’ingrandimento della Regione si sia focalizzata anche sugli asili.

Soltanto ieri, in città, sono emersi altri due casi. La preoccupazione è legata soprattutto alla possibile presenza delle varianti del virus che, a quanto pare, colpiscono di più tra i giovani e giovanissimi. A decidere quali provvedimenti adottare dopo che uno studente o un insegnante risulta positivo è il Dipartimento di prevenzione che - aveva chiarito Paolo Lubrano, portavoce dei pediatri friulani -, «decide volta per volta, sulla base di indicatori che fanno ritenere più o meno probabile il rischio dell’insorgere di altri contagi». Al momento quindi, non esista un modus operandi univoco per gestire le positività al Covid negli asili nido o nelle scuole dell’infanzia anche perché le varianti da prendere in considerazioni sono tante.

«Le valutazioni del caso le fa il medico che prende in mano la pratica in maniera discrezionale – aveva aggiunto Lubrano – ed è chiaro che in questa fase, con la presenza di diverse varianti, si tende a sottoporre a tamponi anche i bambini più piccoli, mentre fino a qualche settimana fa ci si limitava alla quarantena. Si vuole scongiurare il rischio che il contagio, dove si è presentato, possa avere un’evoluzione negativa».

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