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Ffp2 o chirurgiche, l'appello degli esperti all'Università: «Servono controlli continui sulle mascherine»

Il professor Curcio: è l’unico sistema di protezione utile

UDINE. «Assurdo che non si facciano i controlli. Ovvio che siamo tutti preoccupati rispetto ad alcuni tipi di mascherine che non funzionano. C’è da capire cosa è andato storto su prezzi, funzionamento e altre cose. La mascherina è l’unico strumento di reale protezione contro il virus, se arrivano cose che non proteggono si fa un ulteriore danno alle persone. Sarebbe una cosa gravissima, sia per la salute pubblica che viene messa a repentaglio, sia per uno spreco di denaro».

Il professor Francesco Curcio, responsabile del Dipartimento di medicina di laboratorio dell’Asufc ed esponente di “Lettera 150”, l’associazione che riunisce più di 300 accademici di tutta Italia, è chiaro: le mascherine anti Covid che utilizziamo ogni giorno devono essere testate in continuazione. Per evitare problemi, che poi si ritorcono sulla salute. Come è già accaduto e le cronache hanno raccontato.



È «inspiegabile» la mancanza sistematica dei controlli a campione sulle mascherine Ffp2 immesse sul mercato, dopo le denunce di questi giorni sulla presunta falsificazione dei dati sulle capacità filtranti. «Vanno riattivati i centri di prova delle Università italiane perché i prodotti siano testati». A chiederlo, appunto, è Lettera 150, il think tank che riunisce oltre 300 accademici di diverse discipline.

«Le mascherine sono ancora uno dei mezzi di difesa più importanti dal contagio pandemico. Non ci si può limitare a quanto attestato dai produttori», scrivono gli esperti. Tra l’altro, ricorda Giuseppe Valditara, «già dall’inizio della prima ondata molti nostri atenei si erano attrezzati per verificare sia le capacità filtranti dei diversi materiali proposti per la realizzazione delle mascherine che per la verifica dei prodotti finiti, tra cui il Politecnico di Milano, l’Università di Bologna, della Calabria, Napoli Federico II, le università di Palermo e anche quella di Udine».



Le mascherine sono un presidio medico chirurgico e «il cittadino si aspetta che il nostro sistema sanitario sia in grado di fare dei controlli e di vietare l’immissione sul mercato dei prodotti senza le prestazioni necessarie. Ne va della difesa delle nostre vite», concludono gli esperti di Lettera 150, che chiedono al governo «di riattivare i centri di prova delle Università italiane e di dare sicurezza ai nostri cittadini, come un buon padre di famiglia la dà ai suoi figli».

Problema, pare di capire, non solo italiano. Le autorità europee hanno rilevato la presenza sul mercato Ue «di prodotti per la prevenzione del Covid 19 che non proteggono i consumatori come promesso» e «sono arrivate 195 segnalazioni concernenti materiale per misure anti Covid» che corrispondono «al 9% delle allerte di tutto il 2020». Lo ha dichiarato il commissario europeo alla Giustizia, Didier Reynders.

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