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Mancano dosi e personale abilitato: campagna vaccinale ancora a rilento

La richiesta delle Regioni al Comitato operativo della Protezione civile. Dei 300 sanitari promessi da Arcuri, solo 49 sono sul campo

UDINE. Oltre alla mancanza dei vaccini, il vero nodo da sciogliere per immunizzare la popolazione contro il Sars-Cov2 è la mancanza di personale abilitato a somministrare il farmaco. Nella distribuzione messa a punto dal commissario Domenico Arcuri, il Friuli Venezia Giulia avrebbe dovuto contare su circa 300 sanitari, il condizionale è d’obbligo perché al momento nei centri vaccinali della regione operano 49 addetti.

Un numero insufficiente soprattutto se inizieranno ad arrivare importanti quantitativi di dosi. Se il commissario non rinforzerà, in tempi brevissimi, le dotazioni di personale, la campagna vaccinale rischia di proseguire a rilento.



Tutti gli assessori regionali alla Salute, ieri, si sono soffermati sulla carenza del personale, nel corso del Comitato operativo della Protezione civile nazionale alla presenza del nuovo capo dipartimento, Fabrizio Curcio e del nuovo commissario straordinario per l’emergenza Covid, Francesco Paolo Figliuolo.

Una carenza non nuova che con l’emergenza sanitaria si è acuita. Inutile provare a fare concorsi: in Italia mancano medici e infermieri. In queste ore, l’assessore Riccardi sta verificando se c’è il modo di superare alcuni paletti per poter contare su altri professionisti.

Non ultimi i medici di medicina generale con i quali il confronto è in corso. Nelle ultimissime ore, la Regione ha ricevuto la disponibilità anche degli iscritti agli Ordini degli infermieri, circa 10 mila persone che potrebbero affiancare i medici o, addirittura, somministrare le dosi. «Dobbiamo trovare il modo di superare la clausola di esclusività prevista dal contratto degli infermieri impegnati nelle Aziende sanitarie» continua l’assessore» lasciando intendere che gli infermieri potrebbero essere utilizzati in progetti speciali.

Sempre Riccardi ha ribadito che «l’abilitazione alle somministrazioni» rappresenta un passaggio cruciale per garantire una gestione rapida ed efficiente della campagna: «Viste alcune regole di stampo medioevale vigenti in Italia – ha aggiunto il vicegovernatore –, introdurre dei cambiamenti per il Governo non sarà semplice». Non è la prima volta che Riccardi solleva il problema invitando lo Stato a modificare le regole per velocizzare i tempi.

Il neo commissario Figliuolo ha colto l’invito assicurando che la questione del personale abilitato per le vaccinazioni, anche in previsione dell’arrivo di un numero significativo di dosi, è all’attenzione della struttura commissariale. Oltre ai medici di medicina generale e agli infermieri, in precedenza si pensava anche all’utilizzo dei medici specializzandi. Non è escluso anche il ricorso al personale sanitario militare che sta già dando una mano in regione. I primi rinforzi, medici e infermieri militari, sono arrivati, lo scorso autunno, nei dipartimenti di prevenzione per garantire il tracciamento dei contatti.

Oltre alla consegna delle dosi e alla carenza del personale, le Regioni hanno fatto il punto su tutte le difficoltà che stanno ostacolando la campagna vaccinale. Riccardi ha sollecitato «un’interpretazione chiara e univoca delle disposizioni centrali, affinché si definisca nel programma vaccinale la collocazione prioritaria di quell’area della fragilità che va dai trapiantati ai disabili, caregiver compresi».

L’assessore ricorda che in Friuli Venezia Giulia i disabili sono stati vaccinati in anticipo rispetto al piano nazionale che li colloca dopo gli over ottantenni nell’ambito della vaccinazione con Pfizer Biontech. domani partirà la vaccinazione delle persone fragili, assistite a domicilio: sono circa 10 mila .

Da regione a regione cambia invece la disponibilità dei centri vaccinali: in Friuli Venezia Giulia sono già operative circa 30 le sedi già allestite e, al momento, non emergono necessità ulteriori. In campo resta la macchina operativa della Protezione civile che ancora una volta, assieme agli alpini, non farà mancare ilsuo impegno per la comunità. Un connubio, questo, che tranquillizza Riccardi: «Con gli alpini e la protezione civile in campo – chiosa l’assessore – mi sono sentito a casa».


 

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