Pronto soccorso Covid in affanno, al mattino oltre venti persone in attesa: quattro con la necessità di essere ventilate

UDINE. L’aumento dei contagi registrato in questi ultimi giorni in Fvg ha avuto ripercussioni anche nella gestione sanitaria delle persone positive al Covid. Il pronto soccorso di Udine, dopo un periodo in cui le attese si erano rivelate più gestibili, è tornato a lavorare in affanno.

Nella mattina di sabato 6 marzo, alle 11, c’erano già 22 pazienti Covid in attesa di un ricovero e, tra questi, quattro con la necessità di essere ventilati. In tutti i pronto soccorso dell’Azienda sanitaria universitaria Friuli centrale le persone in attesa si attestavano a una cinquantina. E la situazione non era migliore giovedì e venerdì scorsi.

«La variante inglese si diffonde più facilmente – spiega il direttore del Pronto soccorso del Santa Maria della Misericordia, Mario Calci – e quindi è più facile da contrarre. Colpendo un un maggior numero di persone aumenta, di conseguenza, la possibilità che, tra queste persone, vi sia un maggior numero di casi gravi».

Preoccupato anche il direttore generale dell'AsuFc, Massimo Braganti, che sottolinea come anche i reparti di malattie infettive e soprattutto le terapie intensive comincino a essere al limite.

«Diversi casi gravi arrivano direttamente dal pronto soccorso - spiega -, mentre durante i mesi di novembre e dicembre, che erano quelli di maggiore sofferenza, arrivavano dai reparti interni, dopo magari un aggravamento delle condizioni di salute».

Il direttore generale invia alla cautela. «Bisogna restare isolati anche nell'attesa del risultato del tampone» afferma Braganti, annunciando di aver dirottato personale dagli uffici e dall'Urp per potenziare l'attività di contact tracing.

«La variante è maggiormente aggressiva e si sta abbassando - indica infine il direttore generale - l’età delle persone contagiate. Ci sono molti ragazzini che risultano positivi e se loro reagiscono al virus senza troppi problemi, lo passano ai familiari e questi rischiano di più e finiscono al pronto soccorso».

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