Scuola, un focolaio su quattro scoppia in aula. E aumentano i contagi tra giovani e giovanissimi

A scuola il 26,4% dei cluster attivi a fine febbraio. Un quarto degli infetti ha meno di 19 anni

UDINE. Non è bastata la rimodulazione dei trasporti. Né l’innegabile impegno di dirigenti scolastici, professori, personale ausiliario. C’è un dato, eloquente, che spiega perché la Regione è dovuta ricorrere - nonostante le pronosticabili levate di scudi - alla chiusura delle scuole superiori (riaperte appena un mese fa, all’inizio di febbraio) e delle medie, con i ragazzi costretti a tornare alla didattica a distanza. Secondo i dati elaborati dalla task force regionale per l’emergenza Covid, guidata dall’epidemiologo Fabio Barbone, un focolaio su quattro attivo in Friuli Venezia Giulia al 28 febbraio si è sviluppato proprio nell’ambito degli istituti scolastici.



I dati
La curva che rappresenta la percentuale dei focolai riconducibili alla scuola conosce due strappi. Uno, scontato, a metà gennaio, quando dopo la pausa per le vacanze natalizie sono rientrati in classe i bambini e i ragazzi di elementari e medie. Quasi azzerato alla ripresa delle lezioni (5,8 per cento il 10 gennaio), l’indice è progressivamente salito passando al 6,8 una settimana dopo, fino al 12,1 all’inizio di febbraio). La seconda impennata si è registrata una settimana dopo il rientro in classe degli studenti delle scuole superiori, il 1° febbraio: sette giorni dopo l’indice è salito al 17,6 per cento, per crescere ulteriormente di quasi sei punti (23,5) al monitoraggio del 14 febbraio.

Dopo una parziale attenuazione al 21 febbraio (spiegabile anche con un rimbalzo dell’indice di contagio nelle case di riposo, risalito per una settimana ai livelli pre-vaccinazione), il 28 febbraio il valore percentuale si è attestato a quota 24,6. Tradotto: un focolaio su quattro attivo in regione è da ricercarsi proprio negli istituti scolastici. Di fronte a questa statistica, confermata dal trend della settimana appena conclusa, la scelta di tornare alla didattica a distanza si è rivelata quasi obbligata, come conferma pure il vicepresidente e assessore regionale alla salute, Riccardo Riccardi.



Amici, contagi e fasce d’età
Anche perché la seconda area di contagio percentualmente rilevante è quella che riguarda i contatti tra amici, ed è inevitabile l’associazione alle fasce d’età più giovani. Non a caso febbraio ha fatto segnare un netto abbassamento dell’età media dei contagiati: a fine febbraio in regione un positivo al Covid su quattro era under 19, a conferma che i ragazzi sono più esposti all’infezione nelle settimane in cui frequentano in presenza le lezioni.

Il caso di Udine
In provincia di Udine, finita in zona arancione e con parametri da “rosso” pieno secondo le indicazioni del Cts, preoccupano non solo i contagi tra i bimbi tra i 3 e i 5 anni (258,4 infezioni per 100 mila abitanti), ma pure la fascia d’età propria degli studenti delle superiori (14-18, indice 294,6) e degli universitari (19-24, 300,7).

 

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