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Quasi duemila morti in più: l’impatto del Covid sui decessi in Friuli, comune per comune

Nel 2020 il numero dei morti cresciuto del 12,5%: l’impennata della curva nella seconda ondata

UDINE. Una scia interminabile di lutti. Mai, nella storia dell’Italia repubblicana, se ne erano registrati tanti: tra marzo e dicembre 2020 si sono osservati nel nostro Paese 108.178 decessi in più rispetto alla media dello stesso periodo degli anni 2015-2019 (21 per cento di eccesso). Nel 2020 il totale dei decessi per il complesso delle cause è stato il più alto mai registrato nel nostro Paese dal secondo dopoguerra: 746.146 decessi, 100.526 decessi in più rispetto alla media 2015-2019 (15,6 per cento di eccesso), come certifica l’Istat.



Una tendenza a cui non sfugge neppure il Friuli Venezia Giulia, che paga soprattutto la dirompente diffusione del coronavirus nei mesi della seconda ondata e, in particolare, tra novembre e dicembre. È lì, in quelle settimane di morti, sofferenze e contagi quasi fuori controllo che si annidano le spiegazioni del perché il totale dei morti in regione sia aumentato nel 2020 del 12,5 per cento rispetto alla media del quinquennio precedente.



Il comune che ha fatto registrare l’incremento più deciso delle morti è stato Bordano, passato da una media inferiore ai 10 decessi ai 22 del 2020 (più 129 per cento). A seguire Comeglians (14 decessi, più 119 per cento) ed Erto e Casso, la cui statistica è certamente influenzata dai numeri molto piccoli (6 decessi rispetto a una media di 2,8). L’anno scorso hanno visto raddoppiare il numero di morti anche Sutrio, Vajont, Clauzetto e Prepotto, tutti con incrementi che oscillano tra il 111 e il 97 per cento.



Per quanto riguarda i dati su base provinciale, l’aumento più rilevante nel numero dei decessi si è verificato, in termini assoluti, nell’ex provincia di Udine (più 815,4 rispetto alla media del quinquennio 2015-2019). A seguire Pordenone (più 538,6), Trieste (più 335,8) e Gorizia (più 153,6). I grafici che rilevano, settimana per settimana, l’andamento dei decessi in base alla fascia d’età, conferma poi la resistenza degli ultracentenari, che addirittura vedono calare complessivamente l’incidenza della mortalità rispetto agli anni passati. Discorso differente per gli ottantenni e novantenni, con il picco dei decessi (e incrementi quasi del 100 per cento) nelle settimane centrali di dicembre.

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