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Addio all'ex usciere dell’ospedale: era positivo al Covid. La moglie: "Stava male, non l'hanno soccorso"

Era stato ricoverato venerdì, il decesso due giorni dopo. Aveva 71 anni e in passato aveva gestito una macelleria

UDINE. Amava la montagna, in particolare quella carnica. Ma soprattutto amava cercare funghi, di cui era un grandissimo esperto. A lui si rivolgevano gli amici per sapere se le specie da loro raccolte erano commestibili oppure velenose. E alla moglie Anita, ai figli e a quanti hanno conosciuto Elvio Melchior, 71 anni, sembra impossibile che non ci sia più. L’uomo, risultato positivo al Covid, è morto domenica mattina all’ospedale di Udine, dove era stato ricoverato il venerdì prima in seguito al complicarsi delle sue condizioni di salute.



Elvio Melchior era conosciuto in città, dove abitava con la moglie in via Monfalcone. In pensione da 4 anni e mezzo, per 25 aveva lavorato come usciere al Santa Maria della Misericordia, dove era rimasto fino alla quiescenza. In precedenza aveva svolto la professione di macellaio, aprendo una attività a Moimacco, abbandonata quando non ha potuto più sollevare pesi.



Elvio aveva cominciato a sentirsi poco bene all’inizio della scorsa settimana. Un po’ di stanchezza, scarso appetito e un episodio febbrile. Sintomi che avevano comunque messo in allarme i familiari. «Mercoledì ho chiamato il medico di base – racconta la moglie Anita Comisso, senza nascondere la rabbia e lo sconforto che prova – e ho chiesto che venisse a visitare mio marito: la titolare era a casa perché positiva al Covid e la sostituta mi ha risposto che non sarebbe venuta. Ho telefonato quindi al pronto soccorso e l’operatore mi ha spiegato che erano oberati di lavoro e che mio marito, nel caso in cui non fosse stato positivo, avrebbe rischiato di infettarsi in ospedale e mi ha consigliato di chiamare il medico di base. Cosa che avevo appena fatto inutilmente». La donna ha insistito con il pronto soccorso perché si era accorta che Elvio Melchior aveva iniziato a non respirare bene. «L’operatore mi ha chiesto come fosse il suo respiro – prosegue la donna – e mi ha indicato di posizionare il telefono vicino a lui per poterlo sentire... dicendo che, nel caso fosse peggiorato, lo avrei potuto portare io in ospedale». Una eventualità difficile da mettere in pratica, essendo lei minuta e il marito, che necessitava di essere sorretto, ben più robusto.

Per questo si è rivolta anche alla guardia medica che, compresa la situazione, ha organizzato subito un trasferimento di Elvio all’ospedale, venerdì scorso. «Fin da subito – indica Anita – ci hanno detto che i suoi polmoni erano compromessi e che sarebbe stato intubato. Avevano ipotizzato un trasferimento a Trieste, ma è rimasto poi a Udine». La telefonata che i familiari non avrebbero mai voluto ricevere è arrivata domenica mattina. Le condizioni di Elvio Melchior si erano ulteriormente aggravate fino a decretarne il decesso. La data del funerale deve essere ancora decisa. E la moglie e il figlio Marco sono in attesa del tampone, prenotato privatamente. —


 

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