Insieme da mezzo secolo Franca e Sergio si vaccinano

I coniugi Riolino di Lorenzaso sono stati i primi a ricevere l’iniezione L’entusiasmo degli ultraottantenni: «Lo facciamo per le giovani generazioni»



/ tolmezzo


Uniti da mezzo secolo di matrimonio e anche dal vaccino. I primi over 80 ad essere vaccinati, ieri a Tolmezzo in via Marchi, sono stati i coniugi Riolino. Seduti nella sala di accettazione Franca Lupieri 80 anni e Sergio Riolino 82, residenti a Lorenzaso, hanno atteso quel momento con la tenerezza di chi assieme ne ha già passate tante: «Lo facciamo per le giovani generazioni» spiegano. A seguirli è Giacomo Cocola di Zovello «l’11 aprile sono 82 – racconta sorridendo - mi ha accompagnato mia moglie Maria De Colle che, essendo del 47, non è con me per il vaccino. É la mia seconda dose e sulle perplessità vince la voglia di ripartire».

Pochi minuti prima del loro appuntamento, si accomodano scortati dai volontari della Protezione civile, anche gli altri. Germano Puntil di 86 anni, sceso da Prato Carnico assieme ai coniugi Franca Stefani di 85 e Vero Rupil di 86. «Porgiamo un braccio alla scienza» sdrammatizza Leonardo De Cillia da Treppo Carnico, 81 anni. Fernanda De Cillia anche lei di Treppo Carnico, 82 anni, arriva a braccetto con la figlia mentre la tolmezzina Romana Piovesan, di 86, è scortata dal nipote. Così si avvicendano Paolo Spina 80enne salito da Udine, Fausto Del Fabbro di Forni Avoltri che di anni ne ha 85 anni, il coetaneo illegiano Giocondo Iob, la novantenne Giuseppina Zamolo di Tolmezzo che ammette: «Sono un po’ agitata ma è un sacrificio giusto». Anche Arrigo Valle, classe 1930, guidando la sua Panda è sceso da Fusea per l’iniezione.

In attesa silenziosa, la coppia di Sauris formata da Irma Schneider 90 anni e Franco Petris che da località Maina, sono venuti a portare il loro contributo per contrastare la pandemia: «Ne ho fatti 85 il 17 febbraio e sto con mia moglie da 65 anni. Ho lavorato come capocantiere edile e ne ho passate nella vita ma, il Covid, ci ha sconvolti più di ogni altra esperienza».

Dalla sala di attesa ai nove box di somministrazione c’è solo una breve sosta dagli operatori che controllano la prenotazione e compilano questionari. E tra la professionalità e discrezione degli operatori sanitari che corredano con dolcezza e simpatia il loro lavoro, ci si dimentica della puntura. Con un cerotto e un sospiro di sollievo Antonio Poiazzi “Tunin” da Paularo, 84 anni, ironizza: «Anche la seconda è andata, voglio riveder giocare la Velox!». Così, la stessa generazione che ha ricostruito l’Italia dopo le guerre e non ha mai inflazionato il valore della speranza, dimostra ancora di saper aprire la strada a noi che, goffamente, li definiamo “fragili”. —

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