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Dopo un anno di lezioni in dad bocciatura o promozione automatica? Le scuole temono ricorsi

UDINE. Lezioni a distanza con connessioni parziali, in spazi da dividere con i genitori che lavorano in smart-working e magari in quarantena. Tutto questo però potrebbe non bastare agli studenti delle superiori per meritare il 6 politico.

Senza l’intervento del ministro, se alla fine dell’anno scolastico sul registro i ragazzi non avranno la sufficienza in tutte le materie saranno bocciati o promossi con debiti formati che dovranno recuperare prima di settembre.

I dirigenti scolastici auspicano che il ministro all’Istruzione, Patrizio Bianchi, chiarisca a breve come dovranno comportarsi agli scrutini. La maggior parte ritiene sia corretto, soprattutto nei confronti dei ragazzi, prevedere la promozione automatica. Anche perché, con tutte queste incognite, il rischio ricorsi è alto.



Didattica a distanza

«Gli studenti si erano iscritti a un altro tipo di scuola» riconosce il dirigente scolastico del liceo Marinelli, Stefano Stefanel, secondo il quale con la didattica a distanza non si possono applicare gli stessi meccanismi valutativi previsti per le lezioni in presenza.

«Non sono i ragazzi ad aver prodotto la pandemia, io senza un voto favorevole espresso all’unanimità non boccerò». La situazione è complicata: da un lato la pandemia non consente di svolgere la didattica nelle aule, dall’altro a subire gli effetti negativi della didattica a distanza sono soprattutto gli studenti più fragili.

Saranno sempre loro a pagare il prezzo più alto anche nella valutazione per l’amissione all’esame di Stato che al momento non è stata risparmiata. «Ci sono ragazzi costretti a seguire le lezioni in Dad con persone in quarantena – fa notare Stefanel – ci sono complessità molto grosse che vanno valutate».

I corsi di recupero

Gli studenti delle scuole superiori che saranno promossi con debiti formativi o, nella peggiore delle ipotesi, bocciati, rischiano di dover tornare tra i banchi a luglio, quando il virus sarà sparito per effetto del caldo e del vaccino. Il decreto approvato lo scorso 22 marzo stanzia 150 milioni di euro per l’anno in corso.

«Con questi soldi – spiega il dirigente scolastico del liceo classico Stellini e rappresentante provinciale dell’Anp, Luca Gervasutti – le scuole possono potenziare alcune attività per recuperare determinate lacune». Se tutte le scuole presenteranno i progetti si stima che dovrebbero ricevere circa 40 mila euro cadauna. I presidi stanno mettendo a punto la documentazione per partecipare al bando.

«Quest’estate possiamo organizzare attività innovative per piccoli gruppi e in presenza, possiamo pensare di recuperare le lacune e di incentrare l’attenzione anche sull’educazione». Gervasutti si sofferma su questa possibilità ricordando che per gli insegnanti della scuola l’adesione è facoltativa: chi non accetterà si vedrà sostituire per l’attività estiva da colleghi selezionati all’esterno.

L’obiettivo è recuperare il legame tra i ragazzi e i professori. «Al momento non c’è alcuna sanatoria, a mio avviso non ci sono i presupposti per promuovere automaticamente tutti gli studenti come è avvenuto lo scorso anno». Gervasutti si dice certo che «le lezioni fatte fin dal primo giorno di scuola attraverso la didattica a distanza sono equiparabili a quelle svolte in presenza.

Le lezioni a distanza – ribadisce il preside – non hanno alcuna diversità rispetto alla valenza di quelle svolte in presenza. Non vedo perché si debba arrivare alla sanatoria».

Gervasutti sa bene che non sarà facile far passare i corsi di recupero estivi: «È un problema di tipo culturale, la scuola continua a essere vista come un luogo da non frequentare d’estate». In effetti anche le famiglie potrebbero pretendere di avere luglio e agosto liberi da impegni scolastici.

Meno possibilista sull’attuazione dei progetti alternativi e sui risultati della didattica a distanza si dimostra Stefanel, secondo il quale «non possiamo distruggere anche l’estate ai ragazzi già provati dalle misure restrittive tutt’ora in vigore.

Ci sono – conclude il preside – complessità molto grosse da affrontare nella valutazione anche perché la didattica a distanza è stata fatta da molti insegnanti che, pur svolgendo correttamente il loro lavoro, sono stati catapultati nel nuovo sistema senza avere le competenze necessarie». —

Molti dirigenti chiedono la promozione automatica

«Non si può evitare di ragionare sul fatto che per quanto in questi mesi si sia lavorato in modo più sistematico rispetto alla seconda parte dello scorso anno scolastico, questo non è un anno normale». La dirigente scolastica del liceo linguistico e delle scienze umane Percoto, Gabriella Zanocco, invita a valutare ogni singolo caso perché, di questi tempi, «ogni storia è una storia a sé».

La preside è convinta che anche se la didattica funziona questo non è un anno normale. O meglio: non può essere paragonato agli anni in cui le lezioni venivano svolte al cento per cento in presenza. «Bisogna ragionare sull’allievo, bisogna valutare i risultati raggiunti» insiste Zanocco prima di smontare le aspettative emerse finora dai nativi digitali.

«Un conto è fare lezioni a distanza in un contesto ordinario con la scuola aperta in presenza, un altro conto è non poter usare altro che il computer» continua la preside preoccupata per le situazioni che stanno vivendo gli studenti soprattutto quelli più fragili.

«Abbiamo avuto tanti ammalati senza contare che qualcuno ha perso anche persone care», insiste la dirigente soffermandosi sulle conseguenze che tutto questo può aver provocato agli studenti anche dal punto di vista psicologico. Questo per dire che nella valutazione complessiva tutti gli aspetti vanno analizzati attentamente.

«L’anno scorso – aggiunge la preside del Percoto – dalla prima media fino alla conclusione delle scuole di secondo grado tutti gli studenti sono stati promossi, è tutto corretto, ma questo fatto può aver creato difficoltà nei ragazzi stessi. Con la promozione automatica qualcuno può non aver recuperato le carenze e ora si trova in grossa difficoltà.

Fermare un allievo un anno per consentirgli di recuperare va bene, ma prima di farlo bisogna valutare bene, ripeto ogni caso è un caso a sé». Zanocco, infatti, pensa di impiegare i fondi nell’attività di recupero che ogni anno organizza a settembre.

«A distanza non tutti riescono a fare lezione»

«A distanza non tutti gli studenti riescono a seguire le lezioni come in presenza, i più fragili continuano ad accumulare debiti che rischiano di non riuscire a sanare». Marina Bosari, la dirigente scolastica del liceo scientifico Copernico di Udine, fa notare come, in periodo di pandemia, la scuola finisca per penalizzare chi ha meno opportunità di altri.

E questo è un problema soprattutto se si protrae per altro tempo: «Senza un’ordinanza specifica, simile a quella diramata lo scorso anno, siamo costretti ad applicare gli stessi criteri di valutazione adottati in condizioni normali». Questo significa che, per essere promossi, gli studenti devono aver raggiunto la sufficienza in tutte le materie.

Di questi tempi può capitare che l’assenza della fibra o la mancata concentrazione conseguente anche alle condizioni logistiche in cui si trovano i ragazzi, non consenta a tutti di ottenere i risultati sperati. Anche Bosari, quindi, invita a valutare ogni aspetto prima di decidere.

«È difficile – ribadisce – decidere di non ammettere uno studente all’anno successivo, ma potremmo anche trovarci con ragazzi che a seguito delle carenze maturate nel tempo non raggiungono i requisiti richiesti per essere promossi».

Il liceo sta cercando in tutti di moti di andare incontro agli studenti più fragili anche solo acquistando le attrezzature informatiche. In questo momento ha consegnato in comodato d’uso una cinquantina di computer. Lo scorso anno il numero era inferiore, non superava le 30 unità.

La questione è delicata, i presidi se ne rendono conto e auspicano che il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, non tardi a divulgare le istruzioni. «Anche noi ci chiediamo come si muoverà il ministro visto che per l’esame di Stato ha seguito la stessa linea dello scorso anno».

«Le valutazioni negative non sono punitive»

Se il dispositivo attuato per lo scorso anno scolastico, che non prevedeva bocciature, era per certi versi comprensibile, dato il carattere emergenziale in cui era stata introdotta la didattica a distanza, quest’anno le premesse sono del tutto diverse e, di conseguenza, l’auspicio di molti, nel mondo della scuola, è che quest’anno possa essere considerato il più possibile normale, bocciature comprese, qualora necessarie.

La dirigente dell’Istituto statale di istruzione superiore di Sacile e Brugnera, Simonetta Polmonari, si augura che l’organizzazione messa in piedi per l’anno scolastico in corso non venga vanificata da un provvedimento che consenta il passaggio all’anno successivo senza lo studio estivo per i debiti e senza la possibilità di decidere in base al merito sulle bocciature.

«Quel che è successo l’anno scorso aveva un significato – ha affermato la preside – per il carattere emergenziale dell’assenza da scuola, che non era stata organizzata ed era arrivata dal giorno alla notte, senza più alcun rientro in aula. Quest’anno, invece, ogni istituto ha predisposto un piano di didattica integrata, il Ministero è intervenuto anche per le famiglie, le scuole hanno migliorato la connettività e quindi non c’è più il carattere di urgenza».

Pur tenendo in considerazione i casi particolari, «nei confronti dei quali ci deve essere massima attenzione, ci auguriamo che la valutazione sia coerente con le norme che regolano la scuola». Pertanto, secondo Polmonari, non soltanto si dovrebbe prevedere la bocciatura laddove i risultati scolastici lo indichino, ma dovrebbero essere mantenuti anche i debiti formativi da colmare attraverso lo studio estivo.

«Dobbiamo fare le cose per bene, come sempre, sottolineando anche che la valutazione negativa, quando espressa, non è punitiva, ma è adottata per il bene dello studente».

«Servono risposte nuove per tempi nuovi»

«Sulla questione bocciature non c’è alcun atto ministeriale, quindi sarebbe bene ragionare sull’anno scolastico che stiamo vivendo e come l’attuale situazione muterà la scuola, piuttosto che semplificare la tematica su bocciature sì o bocciature no».

Il dirigente dell’istituto comprensivo di Pordenone centro, Piervincenzo Di Terlizzi, ha sottolineato come dal Ministero non sia stato diffuso nessun documento sul tema.

«Noi dirigenti siamo garanti del rispetto di un quadro normativo. Siamo di fronte a un quadro normativo ordinario: quello è e quello rimane – ha sottolineato Di Terlizzi –. Il mio pensiero è quello di garantire a tutti gli studenti la possibilità di seguire un percorso scolastico decente, nonostante la situazione tutt’altro che facile. Inviterei a guardare la luna, non il dito che la indica: con questo voglio dire che stiamo facendo uno sforzo incredibile per tenere in piedi quest’anno scolastico così particolare».

Il rischio è quello di creare un manicheismo che contrapponga i due punti di vista sul tema della bocciatura, riducendo un percorso così complesso in una semplificazione che non fornisce nessun valore aggiunto. Invece, il dirigente fa una riflessione più completa di quello che è la scuola in questo periodo.

«Si sta cercando di traghettare la scuola in una dimensione che sarà diversa dagli anni scorsi – ha sottolineato –. Viviamo tempi eccezionali, impensabili fino a poco fa e credo che sia importante cercare risposte nuove per tempi nuovi. La semplificazione della sciabola, ovvero semplificare questo processo sulla questione della bocciatura non aiuta».

Sono state avviate forme nuove di apprendimento che accompagneranno la scuola nel futuro: sono esperienze da saper cogliere. —

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