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La montagna si mobilita: «Salviamo le ultime acque»

Associazioni ed esponenti della cultura diffondono l’appello a sindaci e istituzioni. «La Regione neghi altre autorizzazioni e cessino gli incentivi all’idroelettrico» 

TOLMEZZO. Il corso del Fella saccheggiato da centrali che si susseguono da Malborghetto a Resiutta, il futuro del Degano ipotecato dall’approvazione di un’ulteriore centrale che interessa il corso d’acqua dall’abitato di Forni Avoltri al ponte Temerat, mentre in Regione avanza l’istruttoria di un progetto con opera di presa alla stretta di Comeglians e centrale a Entrampo.

Non è bastato raccogliere oltre 1.300 firme a Pontebba, né sono bastate le opposizioni dei Comuni di Forni Avoltri, Comeglians e Ovaro. E allora si leva alla volta di residenti e amministratori l’appello alla mobilitazione da parte di una sessantina di soggetti: comitati, associazioni ed esponenti del mondo della cultura.

«Non rimanete indifferenti, e quindi complici, davanti al saccheggio delle ultime acque della nostra montagna, ma intervenite in loro difesa», è la “chiamata alle armi”. Un invito agli abitanti della montagna «a uscire dal giro degli interessi personali e a occuparsi del territorio in cui vivono che, diversamente, finirà per essere sempre più emarginato e sfruttato da altri».

Poi, la richiesta alla Regione di non autorizzare nuove idrocentrali e di avviare una rilevazione sulle derivazioni elettriche. Fra le criticità segnalate, quella del Lago dei Tre Comuni per il quale urgono soluzioni finalizzate a recuperare condizioni di naturalità per garantirne la fruibilità anche a fini turistici in conformità al Piano regionale di tutela delle acque che prevede la creazione di un canale by-pass per convogliare le acque della centrale all’emissario del lago.

Parte dal coordinamento dei Comitati l’appello ai sindaci dei comuni montani, alle Comunità di montagna e al Consorzio Bim affinché non si facciano allettare dalle proposte di “compensazioni” accontentandosi di canoni e sovraccanoni concessori, ma privilegino la salvaguardia delle acque di montagna con il sostegno di associazioni e cittadini.

Allo Stato si chiede l’abolizione degli incentivi all’idroelettrico che, fanno notare gli attivisti, «mentre gravano sulle tasche degli utenti, favoriscono la speculazione sul bene pubblico acqua, desertificano fiumi e torrenti e danno un insignificante contributo al bilancio energetico nazionale». Viene sollecitata una modifica delle vigenti disposizioni, secondo le quali i produttori – cooperative escluse – consegnano l’energia ai convogliatori Terna e Enel.

Modifica che introduca l’assegnazione gratuita ai Comuni, sul cui territorio insistono gli impianti, di una parte dell’energia prodotta rapportata alla potenza installata. Ciò, analogamente a quanto previsto dalla legge nazionale e regionale in materia di grande idroelettrico. Necessaria, inoltre, una nuova legge per la montagna». Infine un monito alla Regione, chiamata ad adottare «una politica più ambientalista e attenta al risparmio energetico».

Insieme chiedono di fermare quello che definiscono «l’assalto agli ultimi corsi d’acqua» perché l’acqua è il bene comune strategico per eccellenza. «Tanto più che, una volta ottenuta la concessione, il titolare considera quell’acqua come “sua” ed è favorito dalla vigente legislazione nell’ottenimento di proroghe alla scadenza 30ennale della concessione, di modo che l’acqua “concessa” difficilmente ritorna nella piena disponibilità pubblica – spiegano gli attivisti –. Occorre quindi affermare che la risorsa acqua non può essere utilizzata solo per produrre kW, che il suo utilizzo deve essere plurimo e giudizioso sul quale alle popolazioni locali spetta un ruolo determinante».

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