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Covid, il numero dei casi e la curva scendono troppo lentamente: il Fvg resta in fascia rossa

UDINE. È confermato: il Friuli Venezia Giulia resta in zona rossa per almeno un’altra settimana, quindi fino al 13 aprile. Dal 14 torneremo in zona arancione solo se venerdì prossimo l’indice di contagio sarà sceso sotto i 250 casi per centomila abitanti. Il governatore, Massimiliano Fedriga, ha fatto sapere di aver ricevuto rassicurazioni in questo senso dal ministro della Salute, Roberto Speranza.

L’ordinanza


La durata delle ordinanze che seguono il monitoraggio è quindicinale, quindi il Friuli Venezia Giulia dovrebbe rimanere in zona rossa fino al 20 aprile. Ma se nel prossimo monitoraggio settimanale la Cabina di regia verificherà il calo dell’incidenza di contagio dagli attuali 331 a un numero inferiore ai 250 casi per centomila abitanti, il ministro potrebbe riportare la nostra regione in zona arancione.



Il monitoraggio

Il numero dei casi scende ma troppo lentamente. Tant’è che l’occupazione di terapie intensive e reparti Covid resta ben al di sopra della soglia critica, rispettivamente, del 30 e del 40 per cento.

In regione l’incidenza del contagio a sette giorni è pari a 331 casi per centomila abitanti quando la media nazionale è di 239 casi per centomila abitanti. Questo il parametro calcolato sui dati elaborati dal Ministero della salute perché se il conteggio viene fatto sui datidell’Iss si scende a 272 casi per centomila abitanti a fronte di una media nazionale di 233.

A prescindere dalle elborazioni prese a riferimento l’incidenza si mantiene al di sopra della media nazionale. Anche se è sceso sotto l’uno pure l’indice Rt (0,98) è troppo elevato: oscilla tra 0.95 e 1,01. Il Friuli Venezia Giulia è stato classificato a rischio moderato con alta probabilità di progressione.

Di fronte a questi dati simili in diverse regioni, il presidente dell’Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro, e il direttore della Prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza, nella consueta conferenza stampa del venerdì, hanno ribadito la necessità di «mantenere la drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone e della mobilità».

Le misure di allentamento del contagio sono state mantenute anche pr arginare «l’ampia diffusione di alcune varianti virali a maggiore trasmissibilità». Oltre all’inglese diventata prevalente, fanno paura pure la brasiliana presente nel 4 per cento dei casi con picchi del 20 per cento in alcune zone dell’Italia centrale e la nigeriana vista finora in pochi casi.

Vaccinazioni

Nel ribadire l’importanza di arrivare all’immunità di gregge o di comunità, ovvero alla vaccinazione del 67 per cento della popolazione, Rezza ha spiegato che questa è la situazione in cui «il virus fa tanta fatica a camminare, trova tutte le persone immunizzate e l’incidenza cala talmente tanto che il virus può essere eliminato dalla popolazione».

Non è il percorso seguito in questo momento in Europa: «Noi – ha sottolineato Rezza – vacciniamo per proteggere le persone più fragili, non stiamo vaccinando per determinare l’immunità di comunità. Non lo facciamo perché non abbiamo individuato le popolazioni che sostengono la trasmissione nella comunità, nell’influenza sono i bambini, nel Covid-19 uno studio americano dice che sono le persone tra 30 e 40 anni».

Nell’attesa di scoprirlo «ritardiamo il processo verso l’immunità di comunità». —




 

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