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Scontro con un camion in autostrada, chi sono Erik e Eder: colleghi e amanti dello sport, avevano 28 e 34 anni

MORTEGLIANO. L’incidente di mercoledì scorso sulla A4, fra San Donà e Cessalto, ha gettato nel dolore le famiglie di Erik Galluzzo, 28 anni, originario di Mortegliano, e di Eder Shqalshi, 34enne cittadino italiano di origine albanese, di Udine. Sconvolti gli amici degli sfortunati giovani: troppo improvviso e prematuro è stato il duplice dramma.

Mercoledì i due, che lavoravano per una ditta di autotrasporto friulana, erano di rientro dopo aver portato a destinazione un carico di mobili. Ma a casa non sono arrivati: il furgone su cui viaggiavano si è schiantato contro un camion, che era in coda per un incidente qualche chilometro a monte. Nell’impatto violento Erik ed Eder sono morti sul colpo, intrappolati tra le lamiere, e quando i soccorsi sono arrivati non c’era più nulla da fare. Ieri i parenti sono stati all’obitorio dell’ospedale di San Donà per le formalità di legge; le salme potranno essere trasferite per i funerali, la data sarà fissata a giorni.


Eder abitava nel quartiere udinese di via Roma con i genitori, mentre la sorella, infermiera, risiede in Albania. «In zona stazione, dove ci frequentiamo tutti – a parlare è l’amico Iri, connazionale –, Eder era molto conosciuto. Era arrivato con la famiglia dall’Albania 15 anni fa. Un giovane tranquillo, non riuscivi a farlo arrabbiare neanche scherzando. Volonteroso, dopo varie occupazioni aveva di recente appunto trovato lavoro in quella ditta di trasporti. Per me era come un fratello – dice affranto Iri –, non riesco a credere che ci abbia lasciati in questo modo tragico. Era buono e sempre sorridente, lo voglio ricordare così».

Erik invece aveva preso residenza a Montebelluna per lavoro, ma abitava a Talmassons con il fratello Denis, di tre anni maggiore, dipendente del Center Casa di Udine, e con la madre Anita Dugaro (originaria di Varmo, ha lavorato con una cooperativa per il distretto sanitario di Codroipo).

«Però il suo paese, il nostro paese è Mortegliano – così Denis –. Nostro padre, Tomaso, mancato nel 2009, ferroviere, era attivo sia nella Protezione civile che con Iniziative Mortegliano, e pure Erik ha dato una mano nelle sagre. Il camionista era un lavoro che gli piaceva, per vedere paesi e gente nuova. Lui sempre in movimento, una cannonata; praticava calcio, rugby e boxe nei pochi momenti liberi. Era tantissimo generoso, si è fatto voler bene. Ci telefonano amici, giorno e notte – conclude Denis sopraffatto dall’emozione –, vorrei avere mille parole per ringraziarli tutti». Aggiunge la cugina Elisa, di Pordenone: «Ci si trovava dai nonni, a Canussio. Lui pensava per gli altri prima che a sé, ci voleva proteggere. Ogni sera diceva una preghiera per tutti i parenti. Lascia un vuoto grande». Si stringono alla madre e a Denis i sindaci di Talmassons, Fabrizio Pitton, e di Mortegliano, Roberto Zuliani, a nome delle rispettive comunità.

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