Via crucis, secondo stop a causa della pandemia Si “rimedia” con un libro

Erto e casso

Il Covid è riuscito a fermare per due volte consecutive il secolare rito del Venerdì santo di Erto. Nemmeno il disastro del Vajont fu in grado di stoppare l’evento per due anni di seguito, limitandosi a sospendere unicamente l’edizione del 1964. «Siamo addolorati perché ci sentiamo in difetto con i nostri avi, ma la legge va rispettata e la salute pubblica è un bene primario da tutelare», ha commentato il presidente dell’associazione che organizza la Via crucis, Bortolo Filippin.


Dopo il blocco del 2020, anche domani nessun figurante metterà in scena le ultime ore della vita di Cristo. Filippin ha ricordato come si tratti di un ex voto che si perpetua dal Seicento. «Da allora, soltanto la catastrofe del 9 ottobre 1963 ci impedì di onorare la promessa che i nostri antenati fecero per essere salvati dalla peste nera – ha detto l’esponente del comitato –. Dobbiamo alzare bandiera bianca di fronte a una pandemia che non dà ancora tregua. La speranza è che tra un anno tutto questo rappresenti un brutto ricordo. Nel frattempo, abbiamo però trovato un modo per riparare: abbiamo infatti distribuito agli associati e alla popolazione un volume storico che illustra le origini del nostro Venerdì santo». Il libro è curato dall’ertano Antonio Manfroi e dalla moglie Marisa Dal Bon e ripercorre le varie fasi del voto popolare che tanta attenzione riscuote anche all’estero. L’opera è stata edita grazie al patrocinio della Regione, della fondazione Friuli, del Comune di Erto e Casso e di altri enti. «Il rito dei Cagnudei è il vero legame che ancor oggi unisce tutti gli ertani sparsi nel mondo dopo che il Vajont impose a tanti di noi l’addio alla valle di origine», ha concluso Bortolo Filippin. —



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Fiammiferi di asparagi con aspretto di ciliegie

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi